A Palazzo De Nobili mattinata di grande partecipazione affettiva ed emotiva per il riconoscimento unanime a “don Mimmo”. L’arcivescovo di Napoli insiste a voler chiamato “il prete degli ultimi” e dedica la gratificazione ufficiale al piccolo Domenico. L’aneddoto dei due libri sul comodino
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Aula rossa gremitissima stamane per il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli, che ha ricevuto dal Comune di Catanzaro la cittadinanza onoraria.
Una mattinata iniziata con il protocollo formale dell’accoglienza per l’ospite e la sala – finalmente all’altezza – affollata dalle massime istituzioni civili, politiche, militari e religiose.

Poi, quando “don Mimmo” ha preso la parola il livello si è improvvisamente elevato, con parole decise e controcorrente, taglienti e delicate allo stesso tempo.
Il cardinale, nato a Satriano, ha ovviamente ringraziato per il pensiero e per la onorificenza. Ma subito dopo ha detto di accettare la Cittadinanza onoraria solo se questa diventa un patto tra la città di Catanzaro, bella e ricca di cose belle.
I due libri fissi sul comodino
"La cittadinanza pesa perché dice appartenenza, dice casa - ha affermato il cardinale – parlando del valore dell'essere parte di una comunità - "Non desidero essere tra i primi cittadini, ma fra gli ultimi, perché la vita la capisci da chi non fa rumore e da chi non entra nelle stanze di chi decide", ha aggiunto. Il cardinale ha ricordato i due libri che tiene sul comodino: "Il Vangelo e la Costituzione. Due compagni di strada che si parlano. E mi fanno la stessa domanda con linguaggi diversi: da che parte stai? Chi difendi?". Nel definire chi siano "gli ultimi" ha citato famiglie in difficoltà economica, anziani soli, giovani in cerca di futuro, persone con disagio mentale, migranti, lavoratori invisibili, donne vittime di violenza e detenuti.
La vera nobilità
"La vera nobiltà di una città sta nel non lasciare nessuno per terra. Oggi il rischio più grande - ha detto - è che gli ultimi diventino un tema, una voce in un programma. Gli ultimi sono persone e le persone non si gestiscono, si incontrano, non si sopportano, si rispettano.”
Il suo intervento - preceduto da quello del prefetto Castrese De Rosa, del sindaco Nicola Fiorita, dell’arcivescovo mons. Claudio Maniago e da Isolina Mantelli, presidente di quel Centro Calabrese di Solidarietà creato proprio da don Mimmo – è stato più volte interrotto dagli applausi.
Una applauso anche commosso e contagioso quando al termine mons. Battaglia ha dedicato il riconoscimento a Domenico Caliendo, il bambino napoletano due anni recentemente deceduto dopo un trapianto di cuore fallito.
Il conferimento è stato deliberato dal Consiglio comunale all’unanimità
Prete degli ultimi
Nel suo intervento il cardinale, che ha chiesto di essere chiamato "don Mimmo prete degli ultimi", ha riflettuto sul significato della cittadinanza onoraria. "La cittadinanza pesa perché dice appartenenza, dice casa. La cittadinanza è un patto", ha affermato, parlando del valore dell'essere parte di una comunità. "Non desidero essere tra i primi cittadini, ma fra gli ultimi, perché la vita la capisci da chi non fa rumore e da chi non entra nelle stanze di chi decide", ha aggiunto. Il cardinale ha ricordato i due libri che tiene sul comodino: "Il Vangelo e la Costituzione. Due compagni di strada che si parlano. E mi fanno la stessa domanda con linguaggi diversi: da che parte stai? Chi difendi?". Nel definire chi siano "gli ultimi" ha citato famiglie in difficoltà economica, anziani soli, giovani in cerca di futuro, persone con disagio mentale, migranti, lavoratori invisibili, donne vittime di violenza e detenuti.
Ricordate che i piccoli, è questa è la verità laica e credente insieme, sono il punto in cui si misura la qualità di una comunità". La cerimonia si è conclusa con la consegna della pergamena ufficiale e di una targa realizzata da Michele Affidato.

