Depositato un parere nella sesta commissione che mette in guardia contro i rischi di «un modello fortemente autonomistico» dell’ente consortile. «Serve un controllo esterno, imparziale e indipendente»
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
La sesta commissione del Consiglio regionale ha disposto il rinvio della discussione della proposta volta a modificare la legge istitutiva del Consorzio di bonifica della Calabria. L’organo consiliare di Palazzo Campanella, chiamato ad affrontare nel merito il provvedimento di iniziativa della Giunta, ha infatti preferito procrastinare – «considerata l’importanza e la complessità della materia» – e programmare un ciclo di audizioni con associazioni di categoria, sindacati e tutti gli attori interessati.
Tuttavia, l’esigenza di una maggiore collegialità non è probabilmente l’unico ostacolo verso l’approvazione della proposta che interviene modificando la natura giuridica dell’ente consortile. È infatti lo stesso settore di assistenza giuridica di Palazzo Campanella a porre rilievi, non secondari, innanzitutto per quel che riguarda il riparto di competenze. Il legislatore regionale può intervenire, annota l’ufficio, ma non in maniera illimitata.
«L’ambito di intervento della proposta sembra incidere in modo trasversale su diverse materie attribuite alla competenza legislativa dello Stato o concorrente» si legge nel parere depositato nella sesta commissione. In particolare, secondo l’ufficio con le modifiche proposte ai piani di classifica si interviene sui rapporti patrimoniali privatistici (obblighi contributivi) di competenza dell’ordinamento civile.
Ma non è l’unico aspetto critico rilevato. Con la proposta, infatti, si elimina ogni riferimento alla proprietà delle opere pubbliche di bonifica e irrigazione, in precedenza appartenenti al demanio regionale, e al rapporto di concessione con il Consorzio. «Parrebbe eludere – scrive l’ufficio – la disciplina pubblicistica del demanio e creare incertezza sulla titolarità e sui poteri di controllo».
Anche quest’ultimo argomento affrontato nell’articolato parere. Il provvedimento, nello specifico, intende annullare ogni funzione di controllo e vigilanza da parte della Regione sugli atti deliberati dal Consorzio. Un intervento che pone però non pochi problemi. «Ciò potrebbe presentare profili di vulnerabilità poiché gli atti che costituiscono il presupposto dell’imposizione contributiva, e in particolare, il piano di classifica non possono essere sottratti a un controllo pubblico effettivo».
I piani di classifica, con la proposta, vengono approvati direttamente dal Consorzio senza alcun preventivo controllo da parte della Regione. Lo stesso anche per il piano delle opere di bonifica, i bilanci. «La Regione – scrive l’ufficio – pur potendo disciplinare le modalità organizzative e procedimentali, non può rinunciare al proprio ruolo di garante della legalità e dell’imparzialità dell’azione amministrativa».
Conclude l’ufficio che «laddove un unico soggetto concentri di sé funzioni di pianificazione, gestione, imposizione contributiva e controllo interno diviene indispensabile la presenza di un controllo esterno, imparziale e indipendente». La proposta pone, dunque, «profili problematici nella misura in cui attenuano il ruolo della Regione nella vigilanza preventiva sugli atti fondamentali del Consorzio, spostando l’equilibrio verso un modello fortemente autonomistico».





