Il ragazzo di Montepaone racconta come un’esperienza lavorativa abbia trasformato il suo modo di guardare alle persone, allo studio e al futuro. Così ha scoperto una realtà molto più ricca di quanto immaginasse
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Ci sono esperienze che arrivano quasi per caso e finiscono per insegnarti molto più di quanto avessi immaginato. È quello che sta accadendo a Domenico Favia, giovane di Montepaone, nel Catanzarese, studente del liceo classico e prossimo alla maturità.
Ha cominciato a lavorare in un supermercato pensando di trovarsi davanti soprattutto un’attività manuale, fatta di scaffali, merci da sistemare e mansioni ripetitive. Dopo pochi giorni, invece, si è accorto che dietro quel lavoro apparentemente semplice esiste un mondo fatto di organizzazione, economia, psicologia, relazioni umane, responsabilità e capacità di osservazione.
Domenico ha raccontato tutto in un lungo post sui social, che ha suscitato attenzione proprio perché va oltre il semplice racconto di un’esperienza lavorativa. È la riflessione di un ragazzo che prova a mettere in relazione ciò che studia, ciò che fa e il modo in cui sta crescendo.
«Spesso si pensa con pregiudizio che il lavoro in età scolastica, in ambiti di servizi come la ristorazione, il bar o il supermercato, sia da sottovalutare per ciò che può restituire in termini culturali e professionali», scrive. E aggiunge: «Io il prossimo anno sarò di maturità classica, ma ciò che sto notando nel lavoro è che ciò che ho sempre studiato qui trova concretezza e vivacità o, ancora meglio, “vita”».
È proprio da questa riflessione che parte la nostra conversazione.
Lo abbiamo intervistato
Domenico, sei partito per questa esperienza lavorativa pensando che avresti svolto un lavoro prevalentemente manuale e ti sei invece trovato davanti a un mondo molto più complesso. Qual è stata la prima cosa che ti ha sorpreso?
Sono partito pensando che le mansioni sarebbero state perlopiù manuali e monotone, ma ho dovuto rettificare subito il mio giudizio. Fin dall’inizio mi ha sorpreso l’impatto che il lavoro ha avuto su di me. Non avevo mai lavorato prima e la cosa più sorprendente è stata avere a che fare immediatamente con tante persone, nonostante la mia timidezza. Dopo alcuni giorni ho imparato a superare anche questo piccolo ostacolo.
Mi sono accorto che lavorare significa mettersi continuamente in relazione con gli altri e che anche una difficoltà personale può diventare un’occasione per crescere.
Frequenti il liceo classico e il prossimo anno affronterai la maturità. Hai scritto che nel supermercato ciò che hai studiato sui libri trova finalmente “concretezza e vita”. Quali sono le materie o gli insegnamenti che oggi riesci a riconoscere maggiormente nel tuo lavoro?
Come ho scritto nel post, ho avuto modo di applicare alcune nozioni scolastiche anche sul campo lavorativo. L’italiano, per esempio, è fondamentale per comunicare al meglio con i clienti. A mio parere, anche il latino e il greco allenano alla precisione, che è fondamentale quando bisogna controllare le etichette, verificare i prodotti e riporre gli oggetti negli scaffali corretti.
Mi sto rendendo conto che quello che impariamo a scuola non rimane necessariamente confinato ai libri. A volte trova applicazione in situazioni molto concrete, anche quando non ce ne accorgiamo immediatamente.
Nella tua riflessione parli molto del rapporto con il cliente, dell’ascolto, della gentilezza, del tono della voce e della capacità di anticipare i bisogni. Quanto conta, secondo te, la psicologia nelle relazioni quotidiane e quanto può incidere il modo in cui ci poniamo sugli stessi risultati economici?
Penso sia molto importante individuare alcuni meccanismi attraverso i quali le persone pensano e agiscono. Immaginiamo due situazioni identiche. Un cliente chiede: “Dove si trova il latte senza lattosio?”. L’addetto potrebbe rispondere semplicemente: “In fondo a destra”. Oppure potrebbe dire: “È in fondo a destra, prima di quel frigorifero. Le indico precisamente dove si trova”.
La differenza economica nella singola situazione è minima, ma se si considerano centinaia di situazioni come questa, l’effetto finale può essere molto maggiore.
Credo però che non sia soltanto una questione economica. Un cliente che si sente ascoltato e aiutato tende a fidarsi e a tornare. Per questo penso che il modo in cui ci poniamo possa fare davvero la differenza.
Nella tua riflessione definisci il supermercato un vero e proprio “corpo” formato da tanti apparati che devono funzionare insieme. Che cosa hai imparato osservando da vicino l’organizzazione del lavoro, la gestione delle merci, la qualità dei prodotti e tutta la macchina che sta dietro ciò che troviamo sugli scaffali?
Lavorando in un supermercato ho potuto constatare che questo grande “corpo” ha bisogno soprattutto di coordinazione. Se una mansione viene svolta in maniera non corretta, il rischio è che si crei disorganizzazione in tutto il supermercato, rendendo il lavoro meno efficiente anche agli occhi del cliente.
Penso, per esempio, ai prodotti della catena del freddo: tra le grandi quantità di merci che arrivano dai fornitori, i surgelati devono avere una priorità assoluta e devono essere riposti rapidamente negli appositi banchi. Qui capisci quanto siano importanti attenzione e responsabilità e anche quante cose possano accadere in termini di salubrità e qualità.
Mi sto rendendo conto che dietro ogni prodotto che troviamo su uno scaffale c’è tanto lavoro coordinato e controllato. E questa è una delle cose che mi ha sorpreso maggiormente.
Nel tuo post metti in relazione lavoro, palestra e vita sociale, contrapponendoli alla monotonia dello “scroll” sui social e all’ozio. Perché pensi che fare esperienze concrete, lavorare, fare sport e stare con gli altri sia così importante soprattutto per un ragazzo della tua età?
Penso che questa sia l’età giusta per cominciare a entrare in contatto con il mondo reale, uscire dalla propria comfort zone e darsi da fare per prepararsi alla vita, comprendendone dinamiche e opportunità.
Questo, però, non significa sacrificare tutto il proprio tempo libero. Nel mio caso riesco comunque a trovare spazio per la palestra, per il mare, per gli amici e per le mie passioni.
Credo che il problema sia quando il tempo viene assorbito completamente dalla monotonia dello scroll sui social o, peggio ancora, da abitudini poco sane. Fare esperienze concrete, lavorare, praticare sport e stare con gli altri significa invece conoscere persone, affrontare situazioni nuove e costruire qualcosa.
Sei ancora all’inizio di questa esperienza, ma dici di sentirti già più ricco, anche se un po’ più stanco. Che cosa ti sta lasciando davvero questo lavoro e pensi che possa cambiare il tuo modo di guardare al futuro, allo studio e alla scelta professionale che farai dopo la maturità?
Questo lavoro mi sta insegnando innanzitutto come si trattano le persone. Sono tutte diverse e bisogna adottare un approccio diverso con ciascuna. Mi sta insegnando la precisione e, a volte, anche a gestire attività sotto pressione, soprattutto quando durante la mattinata ci sono molte mansioni da svolgere contemporaneamente.
Non so ancora se questa esperienza influenzerà direttamente la mia scelta professionale dopo la maturità, ma sicuramente mi sta aiutando a capire meglio le mie capacità e il valore delle relazioni con gli altri.
Ogni giornata è diversa, i clienti sono diversi e questo permette anche di conoscere la società nelle sue tante sfaccettature. Alla cassa, per esempio, mi accorgo che molte persone sono gentilissime, ma anche chi apparentemente sembra più burbero può cambiare atteggiamento con un semplice sorriso o un saluto.
È una specie di “teatro di vita” nel quale sto imparando a osservare e a capire le persone.
E poi c’è lo sport
Nella tua riflessione lo sport occupa un posto importante. Sei un grande appassionato di palestra e hai praticato diverse discipline. Da dove nasce questo rapporto con lo sport e che cosa ti ha insegnato nel corso degli anni?
Vado in palestra ormai da quattro anni. Ho cominciato ad allenarmi a causa della mia condizione di sovrappeso: al primo anno di liceo ho deciso di voler cambiare il mio aspetto e di seguire un’alimentazione corretta ed equilibrata.
Ho sempre amato lo sport fin da piccolo. Ho praticato per diversi anni nuoto, taekwondo, jiu jitsu e calcio, oltre al pugilato, che ho praticato per un breve periodo.
Lo sforzo sportivo per me non è un sacrificio, ma un piacere.
La palestra, inoltre, è un altro luogo nel quale si possono osservare persone e caratteri diversi, anche in una prospettiva sportiva. Lo sport non è fondamentale soltanto per il corpo, ma anche per la mente. Una mente “ossigenata” e allenata è una mente che pensa, e una mente pensante è un passo ulteriore verso il progresso.
Una lezione che va oltre il supermercato
Nel suo post Domenico aveva scritto una frase che forse riassume meglio di tutte le altre il senso di questa esperienza: «Il lavoro invece arricchisce e ti fa crescere come persona, incentivando lo sviluppo del senso di responsabilità».
E aveva raccontato anche il valore delle relazioni nate tra gli scaffali: colleghi diventati amici, persone conosciute meglio, perfino un coetaneo, Daniel, con il quale condivide la palestra e oggi anche il lavoro.
Alla fine, dunque, il supermercato è diventato per Domenico qualcosa di molto diverso da quello che aveva immaginato.
«Ancora sono all’inizio», aveva scritto, «ma già credo di aver fatto la cosa giusta, trovando comunque il tempo di stare il pomeriggio al mare, andare in palestra e vivere felice, anche se un po’ più stanco, ma arricchito, sempre comunque con la mia splendida famiglia accanto».
Forse è proprio questa la parte più interessante della sua storia: aver scoperto che anche un lavoro apparentemente semplice può diventare una scuola. Una scuola fatta non soltanto di mansioni e responsabilità, ma di persone, relazioni, osservazione, fatica, disciplina e consapevolezza.
E che, qualche volta, ciò che si studia sui libri trova davvero “concretezza e vita”.



