Non è più solo un’allerta meteo, è la cronaca di un cedimento strutturale lento ma inesorabile. Il territorio di Maida (e non solo) torna a tremare sotto il peso del dissesto idrogeologico. Gli ultimi eventi che hanno visto il crollo del muro di cinta di una villetta nei pressi dell’icona "dell’Ave Maria" e nuovi smottamenti lungo un tratto di strada provinciale, sono l’ennesimo segnale di un equilibrio ambientale ormai compromesso. Il sindaco Salvatore Paone, con l'esperienza di chi ha già visto il proprio comune ferito da due alluvioni negli ultimi anni, lancia un monito che travalica i confini locali per investire la politica regionale e nazionale.

La proposta: una "mappa del rischio" partecipata

L’appello del primo cittadino punta al cuore del sistema di gestione del territorio. Secondo Paone, è necessario invertire la rotta investendo su una programmazione basata anche sulla conoscenza diretta dei sindaci. «Mi permetto da sindaco di suggerire agli organi regionali e di protezione civile di coinvolgere seriamente, da subito e con urgenza tutti i sindaci calabresi, invitandoli con identica procedura di indicare i posti sui rispettivi territori che necessitano di intervento, anche solo potenziale, quindi non solo i posti che hanno subito danni dopo l’ultimo mese di pioggia – scrive Paone in una nota – . A questa indicazione proveniente dai territori dovrebbe seguire una puntuale e relativamente rapida verifica dei tecnici della protezione civile regionale, che con propri fondi e a proprie spese, verifichino quanto indicato dai comuni e propongano a livello regionale e nazionale progetti esecutivi, pronti all’uso, indicando le somme esatte di intervento per mettere in sicurezza il territorio regionale, sia delle aree interne che costiere e lungo i corsi di acqua (fiumi e torrenti)». Ed ancora: «Alla luce della mia esperienza personale da sindaco di un territorio per ben due volte colpito duramente da eventi alluvionali negli ultimi anni, solo così si potrebbero prevenire danni legati al dissesto idrogeologico, bypassando l’impossibilità oggi evidente per i comuni di affrontare da soli un simile programma, sia per mancanza dei fondi necessari, sia perché gli uffici tecnici comunali sono ormai ridotti a poche unità, non in grado da soli di gestire un impegno così rilevante».

Basta "mega opere", priorità alla messa in sicurezza

Il nodo centrale resta quello economico. Se da un lato si parla spesso di grandi infrastrutture, il primo cittadino di Maida sposta l’attenzione sulla manutenzione dell'ordinario, dalle aree interne alle coste, passando per i corsi d’acqua. «Le risorse ci sono - conclude il sindaco -, basterebbe essere seri e realisti. È inutile pensare a mega opere, ma dedicarsi all'amara e priorità realtà di un territorio regionale che si sta letteralmente sbriciolando sotto i nostri occhi». Il messaggio alla Cittadella Regionale è spedito: serve un piano d'azione che metta i sindaci — le "sentinelle del territorio" — al centro della strategia di difesa del suolo. Prima che il prossimo muro, o la prossima strada, finiscano nel fango.