Dalla parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino il messaggio di sostegno alle vittime attraverso una originale Natività
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Un presepe speciale che ha destato prima sorpresa, poi emozioni e riflessioni quello realizzato nella parrocchia catanzarese Santa Teresa di Gesù Bambino.

La natività più famosa della storia ha trovato ambientazione in una casa bombardata di Gaza, una delle zone del mondo funestate dalla guerra. L’idea di un parroco catanzarese ha fatto breccia anche nella martoriata Striscia.
«Dio si incarna in questa storia – ha detto al nostro Network LaC don Ivan Rauti, parroco della chiesa S.Teresa di Gesù Bambino a Giovino di Catanzaro – soprattutto in questo momento ed in quella che è stata la Terra di Gesù, la Terra Santa, quindi Israele, la Palestina e tutte le zone intorno al Medio Oriente. Da una parte abbiamo realizzato una rappresentazione più storica con un presepe

tradizionale e dall'altra parte quasi come uno spartiacque in mezzo visibile soprattutto con un gioco di luci, le rovine di Gaza. Cioè quello che rimane purtroppo e che vediamo ormai quotidianamente da tempo anche nei telegiornali e in cui si colloca e è collocata l'immagine della natività. E' come se Gesù scegliesse in qualche modo di nascere lì tra le rovine di quello che è stato il suo popolo e quindi in un palazzo ridotto in macerie».
L'iniziativa della lontana Calabria è stata intercettata sui social ed apprezzata persino in Palestina.

«Sì – annuisce il don – nel senso che sono venuti a conoscenza di questa immagine, di questo presepe così particolare anche lì. Una importante agenzia di stampa – la più importante agenzia di stampa palestinese, la Palestine International Broadcast – ha voluto pubblicare sulla sua pagina, seguita da oltre 3 milioni di follower, le immagini di questo presepe.Quindi l'hanno vista non semplicemente come una notizia da dare ma come un modo anche di esprimere la solidarietà nei confronti di questo popolo e di tutti i popoli che soffrono. E certamente la Chiesa è sempre dalla parte delle vittime.
Colgo l’occasione – ha concluso il parroco di Giovino – per ringraziare tutta la mia laboriosa comunità, con Francesco e sua moglie Federica e tutti gli altri collaboratori, per aver concretizzato una mia piccola idea in un importante risultato di fede».

