Dal dialogo tra rappresentanti di diverse fedi nasce una riflessione sui diritti, l'identità di genere e la spiritualità. L'incontro promosso dal comitato Road to Pride diventa il simbolo di una città che prova a superare pregiudizi e chiusure attraverso il confronto
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C'è un momento esatto in cui l'inverno sembra non finire mai. La terra è dura, le coscienze sembrano assopite, cristallizzate in abitudini antiche che rassicurano ma non scaldano più. Quante volte ci siamo sentiti ripetere che la nostra terra è ferma? Quante volte, camminando per le strade di Catanzaro, qualcuno ha sussurrato che questa non è una città pronta al cambiamento, che è un luogo ancorato al passato, incapace di accogliere il nuovo?
Eppure le rivoluzioni più autentiche nascono proprio quando il mondo intorno a te decreta che l'evoluzione è impossibile. Giovedì 23 luglio, negli spazi del Foyer Lounge, è andata in scena una follia bellissima. Una sfida nella sfida. Parlare di Pride in città era già, per molti, un atto di rottura. Ma far sedere allo stesso tavolo rappresentanti di fedi diverse per dialogare di identità di genere, comunità LGBTQIA+ e spiritualità, sembrava pura utopia.
Invece quell'azzardo si è trasformato in uno spazio magico di ascolto. La rigidità del pregiudizio ha lasciato il posto a qualcosa di vitale e inatteso, un incontro capace di toccare le corde più intime dell'esperienza umana.
La Profezia del Mandorlo
Per comprendere veramente il miracolo laico e spirituale di quella sera, bisogna prendere in prestito un'immagine antica, potente, evocata al tavolo dalla pastora valdese Giuseppina Bagnato. Nel libro del profeta Geremia, a un ragazzo fragile e inadeguato viene chiesto cosa veda davanti a sé. La risposta è semplice: un ramo di mandorlo.
Il mandorlo è il primo albero a fiorire. Sboccia quando le temperature sono ancora rigide, quando gli altri alberi sono nudi, chiusi in difesa. Con il suo profumo intrepido, annuncia a tutti che la primavera è inevitabile, anche se gli occhi ancora non la vedono.
Ecco, l'incontro organizzato dal comitato Road to Pride, moderato con vibrante ostinazione da Fabiola Scozia, è stato esattamente questo: una fioritura coraggiosa in una terra che si credeva sterile. Al tavolo sedevano anime con radici apparentemente distanti, eppure disposte a intrecciarsi. C'era il professor Luigi Mariano Guzzo dell'Università di Pisa, che ha ricordato come il diritto di essere pienamente se stessi sia il postulato di base per riscrivere ogni ordinamento, rendendolo davvero accogliente.
C'era don Alessandro Nicastro, presbitero cattolico, che ha descritto l'importanza di accompagnare le persone con delicatezza fino alla soglia sacra e inviolabile della loro coscienza. E con lui le voci appassionate di Laura Calderaro per i cristiani LGBTQIA+, di Francesca Sicoli per l'Istituto Buddista Soka Gakkai e di Marco Bruni, referente della comunità musulmana Dar Assalam. Nessuno ha rinunciato alla propria identità, ma tutti hanno scelto di deporre le armature.
Fiorire Insieme
Cosa succede davvero quando la parola e l'empatia prendono il posto della condanna? Succede che i muri crollano. Scopri, ascoltando il Buddismo, che ogni essere vivente porta in sé la natura perfetta e illuminata del Buddha, proprio nella sua forma irripetibile, senza doversi piegare a modelli esterni. Scopri, attraverso l'Islam, che la dignità donata dal Divino a tutti i figli di Adamo è sacra e irrinunciabile, e che la porta della Misericordia è spalancata per chiunque apra il proprio cuore.
Scopri che le scritture cristiane, finalmente liberate dalle lenti del patriarcato e lette nella loro potenza originaria, ci raccontano di un amore incondizionato che non divide l'anima dal corpo, ma che abbraccia la persona nella sua meravigliosa interezza.
Per troppo tempo ragazze, ragazzi e adulti si sono guardati allo specchio ponendosi la più dolorosa delle domande: "Perché sono sbagliato?". Si sono sentiti esiliati, trattati da anomalie, allontanati dai luoghi dello spirito che avrebbero dovuto proteggerli. La vera profezia nata da questa serata catanzarese è la restituzione di uno sguardo nuovo. Uno sguardo che non giudica e non tollera per finta, ma che riconosce in ogni sfumatura di genere e di amore un capolavoro assoluto, una ricchezza essenziale affinché il corpo sociale sia sano e intero.
Oggi Catanzaro non è più l'inverno. C'è una generazione che ha scelto di restare, di lottare per i diritti umani e di costruire ponti. La strada per scardinare secoli di paure è ancora lunga e richiederà un lavoro educativo costante, ma l'aria in città è cambiata. Basta chiudere gli occhi, mettersi in ascolto e respirare a fondo. Si sente già, fortissimo, il profumo del mandorlo in fiore.

