Il Segretario provinciale del Pd di Catanzaro si sofferma sui più importanti temi di attualità al fine di stimolare «un’accurata riflessione»
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Le cronache di questi primi giorni dell’anno ospitano anche avvenimenti che, pur lontani sia geograficamente e per contenuti empirici, ci impongono un’accurata riflessione per aggiungere azioni alla nostra (poca o molta) operosità.
La cacciata di Maduro, sanguinario caudillo venezuelano, ad opera degli Stati Uniti d’America ci riporta con la mente, senza scomodare l’antica dottrina Monroe, ad eventi storici tipici del mondo latinoamericano della seconda parte del secolo scorso.
Ancora, nella loro drammaticità, ci appassionano, giusto per fare qualche esempio, le immagini della fuga di Allende da La Moneda o del ghigno poco schivo di Videla e le storie del Plan Condor con un copione ripetuto e per nulla screziato.
L’America di Trump si presenta, ai nostri occhi, incapace di essere compassata e vogliosa di venderci come truismo il suo sistema di mettere ordine nel cosiddetto “cortile di casa”. È una prassi vecchia, consolidata. Da decenni, gli interventi militari, gli addestramenti di gruppi paramilitari o il sostegno a eserciti per defenestrare presidenti “comunisti” sono una delle condotte maggiormente tenute dagli Stati Uniti nel continente latinoamericano.
Nella vicenda Maduro si inserisce anche, e soprattutto, il petrolio e la cosiddetta geopolitica, delineata quest’ultima da atteggiamenti utili a porre argini alle influenze cinesi, russe e iraniane sempre più vigorose dalle parti di Caracas.
Il diritto internazionale (così dicono gli esperti) è stato massacrato per porre fine ad una sanguinaria dittatura con la promessa trumpiana di non fermarsi qui, ma di continuare a mettere ordine. Se davvero vale il principio di mettere fine alle dittature sanguinarie, chissà cosa dovremo aspettarci ancora.
Come andrà a finire? E chi lo sa. Se attingiamo al passato anche quello più prossimo, non solo in America Latina, le condizioni di riuscita positiva vacillano.
Ma la sinistra, le forze progressiste e democratiche che cosa possiamo fare?
Per intanto prendiamo atto che la nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito l’azione “un intervento difensivo legittimo”, manomettendo quanto sosteneva nelle piazze italiane, dall’opposizione. A forza di negare le sue posture passate sta andando in confusione anche lei su chi sia oggi realmente e quale politica rappresenti per l’Italia.
Il centrosinistra deve avere il coraggio di divenire protagonista di una piattaforma politica alternativa con lo scopo, da un lato, di mettere al centro tematiche importanti (difesa dello stato sociale, economia dal volto umano, sicurezza, potere d’acquisto dei salari, sfida delle migrazioni…) e, dall’altro lato, di raggruppare tutte le forze democratiche in alternativa ad una destra che, nel suo costante progetto di legittimarsi davanti alla storia, sta cercando di rendere normale e di modellare al meglio i suoi messaggi di supremazia e di chiusura.
Un antico e, purtroppo, fortunato adagio ci informa che la storia si ripete. Ed è bene, pertanto, in un contesto come quello attuale, ricordare quando il segretario dell’allora Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, all’indomani del golpe cileno (1973), propose dalle colonne di “Rinascita” la nascita del “compromesso storico”.
Vi era l’urgenza, all’epoca, di far collaborare i partiti di massa in Italia più popolari, la DC e il PCI, per arginare eventuali derive antidemocratiche, fasciste e autoritarie.
Oggi, con la dovuta cautela e con l’aggiornamento che meritano alcune dinamiche attuali, la presenza in Italia e nel mondo di una destra sovranista, affezionata ai recinti, incapace di rinunciare alla propria schiatta, premurosa nel far emergere il suo assolutismo mentre dà patenti di legittimità o meno dei comportamenti umani, ci deve spingere a raggruppare tutte le forze politiche, dell’associazionismo e della cultura democratiche per predisporre un altro schema di società.
Non c’è più tempo da perdere.
Ed ecco perché, nell’ottica di raggruppamento delle energie democratiche, ognuno, ad ogni livello, dovrà fare la sua parte, senza tentennamenti e senza la solitaria pretesa di essere depositari di egemonie.
Il Partito Democratico (e nel nostro piccolo anche quello della Federazione provinciale di Catanzaro) penso debba proporsi in maniera responsabile come federatore di queste ambizioni, necessarie per costruire sprazzi di speranza.
*Segretario Partito Democratico - Federazione provinciale di Catanzaro

