La teoria accademica esce dalle aule universitarie per trovare una nuova voce sotto le luci della ribalta. Si chiama “Scienze Sociali in Scena” ed è il progetto di divulgazione scientifica che intende trasformare la sociologia anche in un’esperienza performativa. Ideata da Davide Costa, assegnista di ricerca presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, in collaborazione con la fotografa Anna Rotundo, l’iniziativa è stata selezionata per entrare nel prestigioso atlante civico “Fare Sud. Abitare l’Immaginario Civico nel Meridione”, curato dall'organizzazione indipendente Scatola di Latta.

Il progetto editoriale, che mira a mappare le pratiche artistiche e sociali più generative del Mezzogiorno contemporaneo, ha riconosciuto nel lavoro di Costa un modello capace di unire rigore scientifico e partecipazione collettiva.

Un successo oltre i confini nazionali

Non è la prima volta che il progetto attira l'attenzione della critica. Nel 2024, "Scienze Sociali in Scena" è approdato al Freud Museum di Vienna, raccogliendo consensi internazionali e diventando, successivamente, il cuore di una pubblicazione scientifica. Il successo dell'iniziativa risiede nella sua capacità di adattarsi a diversi formati: non solo rappresentazioni teatrali, ma anche la creazione di docufilm e, più recentemente, il debutto nel mondo dei podcast.

Il commento «Portiamo il sapere fuori dall'Accademia»

«La soddisfazione più grande è essere stati selezionati tra oltre 300 candidature - spiega Davide Costa -. Siamo tra le 150 realtà scelte in tutto il Sud e, con ogni probabilità, l'unica a utilizzare il linguaggio teatrale per la divulgazione delle scienze sociali. Insieme ad Anna Rotundo e a tutto il gruppo di lavoro, puntiamo a trasmettere sociologia, antropologia e criminologia con codici nuovi, alternativi e accessibili».

Il traguardo raggiunto all'interno dell'atlante di Scatola di Latta conferma la vitalità di un progetto che non si ferma qui. Con la promessa di nuovi eventi in fase di lancio, "Scienze Sociali in Scena" continua la sua missione: dimostrare che la cultura scientifica può — e deve — emozionare e per farsi comunità.