«Il territorio non si perde tutto in una volta, si perde a pezzi. Un cartello oggi, una recinzione domani, e un pezzo di bene comune viene strappato ai cittadini nell'assoluto silenzio. È il solito, insopportabile modus operandi che soffoca la Calabria: occupare prima, recintare dopo in attesa che la comunità si rassegni o si giri dall'altra parte. Questa volta il meccanismo della prepotenza si è inceppato», è quanto si legge in una nota diramata dal Codacons a firma di Francesco Di Lieto. «Nel cuore della Zona Speciale di Conservazione dell’Oasi di Scolacium – prosegue il comunicato –  all'interno della pineta protetta di via Aiace a Squillace, è comparsa una recinzione metallica permanente con paletti conficcati nel terreno e cartelli di “Proprietà privata”. Un vero e proprio muro che ha reso “privato” un ecosistema fragile che appartiene a tutti noi. Di fronte a questo sfregio, la reazione del Codacons è stata immediata. Abbiamo chiesto formalmente conto dell'opera all'Ente per i Parchi Marini Regionali Calabria. La risposta dell'Ente è stata una sentenza: per quell'intervento non è mai stato richiesto né rilasciato alcun parere, nulla osta o autorizzazione. L'opera è totalmente priva di titoli abilitativi. È, quindi, abusiva. Forte di questa certezza, il Codacons ha depositato una denuncia, esigendo il sequestro e la rimozione coatta della struttura».

«La risposta è arrivata fulminea, a dimostrazione che l'indignazione e la denuncia pagano – scrive il Codacons – . La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha avviato una “istruttoria urgente”. Con un atto formale, i vertici dell'organo ministeriale hanno inviato un vero e proprio ultimatum al Comune di Squillace. La Soprintendenza esige l’immediata individuazione catastale delle particelle, la verifica di tutti i vincoli violati (ambientali, paesaggistici e ZSC Natura 2000) e chiede conto delle attività di vigilanza edilizia, riservandosi l’adozione delle sanzioni penali e amministrative previste dal Codice dei Beni Culturali.

«Un’area protetta non si recinta con l'arroganza del fatto compiuto - sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons - chi ha piantato quei paletti deve capire che la Calabria non è una terra di conquista e che i beni comuni non si toccano».

«L'ambiente è la nostra unica, vera ricchezza: tollerare questo scempio significherebbe arrendersi alla cultura del sopruso - prosegue Di Lieto - ed è per questo che pretendiamo il sequestro immediato della recinzione e il ripristino della legalità».

«Non possiamo più permetterci il lusso dell'indifferenza – si legge in conclusione –  È il momento di reagire collettivamente a un sistema che consuma e recinta la nostra terra un pezzo alla volta. Il silenzio, di fronte a chi si appropria di una pineta pubblica, non è prudenza, è complicità. Ora la palla passa al Comune di Squillace e agli organi inquirenti: pretendiamo che quella rete venga abbattuta subito e che l'Oasi di Scolacium torni a respirare, libera e di tutti».