La Corte ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante dei futili motivi nei confronti di Daniele Furriolo: per lui una pena di 5 anni e 9 mesi. L’aggressione sarebbe avvenuta per ragioni sentimentali legate alla contesa su una ragazza
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La Corte d’Appello di Catanzaro – Giancarlo Bianchi presidente, Pietro Scuteri e Michele Ciociola a latere – ha rideterminato la condanna di primo grado inflitta dal gup a Daniele Furriolo di 10 anni e un mese di reclusione, riconoscendolo responsabile dell’aggressione che rischiò di costare la vita a Eugenio Mancuso, ferito con più coltellate al torace e lasciato agonizzante sul ciglio della strada.
In appello sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche equivalenti all’aggravante dei futili motivi e la pena è stata ridotta a 5 anni, 9 mesi e 10 giorni.
La Corte conferma il risarcimento alla parti civili, rappresentate in udienza dall’avvocato Antonio Lomonaco, in difesa di Eugenio Mancuso e del padre, e con dall’avvocato Valerio Murgano, per la madre della vittima.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Mancuso fu attirato con un pretesto da Furriolo e aggredito con diversi fendenti. Le ferite riportate dalla vittima, con perforazioni a polmone e cuore, furono giudicate gravissime e solo i soccorsi tempestivi evitarono l’esito fatale. Secondo la ricostruzione degli investigatori Furriolo aveva motivi di rancore nei confronti di Mancuso per ragioni di carattere sentimentale legati a una ragazza.
In primo grado erano stati condannati anche Daniel Ciambrone, a 5 mesi di reclusione (per omissione di soccorso), e Vittorio Boccuto, a 1 anno e 4 mesi (per favoreggiamento personale e omissione di soccorso). Non hanno proposto appello.

