Secondo l’accusa gli indagati avrebbero aggirato il vincolo di esclusività per continuare a incassare le indennità pubbliche
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Visite private mai dichiarate, fatture intestate a colleghi compiacenti per coprire l'attività extramuraria e indennità di esclusività incassate regolarmente dalle casse pubbliche. C'è questo al centro della chiusura indagini che vede indagate dieci persone tra medici dell’Asp, della Dulbecco e medici in strutture private. Il documento, firmato dal sostituto procuratore di Catanzaro, Francesca Delcogliano, contesta il reato di truffa aggravata ai danni del sistema sanitario pubblico, per un totale di 175mila euro, ipotizzando un sistema consolidato per aggirare il vincolo di esclusività con l'Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro e con l'Azienda Ospedaliero-Universitaria "Renato Dulbecco".
Il meccanismo più articolato emerso dagli accertamenti riguarda le prestazioni svolte presso una clinica privata di Lamezia Terme. Secondo l'accusa, il dirigente medico dell'Asp, Raffaele Giuseppe Maria Antonio Mancini, avrebbe visitato nella clinica anziché operare in regime esclusivo per la sanità pubblica, omettendo qualsiasi comunicazione alla propria azienda. Per nascondere le sue prestazioni e consentirgli di incassare indebitamente l'indennità pubblica per un totale di 101.750,94 euro, i colleghi della struttura privata Ercole Antonio Mercuri, Alessandra Mastroianni e Maria Francesca Ferrari avrebbero emesso fatture e ricevute fiscali a proprio nome per visite in realtà eseguite personalmente dal dottor Mancini.
Un sistema analogo di "schermatura" contabile avrebbe favorito anche un altro dirigente dell'Asp catanzarese, Riccardo Maschio. Ipotizzando una prestazione andata oltre le autorizzazioni ricevute e avvalorata da una dichiarazione sostitutiva rivelatasi mendace, Maschio avrebbe svolto visite presso la stessa clinica di Lamezia, mentre Ercole Antonio Mercuri e Maria Francesca Ferrari emettevano i relativi documenti fiscali al suo posto, consentendogli di percepire ingiustamente 11.857,73 euro di indennità pubblica.
L'indagine della Guardia di Finanza traccia contorni analoghi per altri medici dipendenti delle due strutture sanitarie cittadine. Tra i dirigenti in forza alla "Renato Dulbecco", Raffaele De Chiara è accusato di aver svolto visite presso un’altra clinica privata sotto la veste formale di consulente senza informare l'amministrazione, intascando 28.788,10 euro non dovuti; ad Eugenio Biamonte si contesta l'omessa comunicazione di visite private per un importo percepito di 21.138,35 euro; mentre a carico di Federica Visconti viene rilevata un'attività extramuraria non dichiarata con un'indennità indebita pari a 1.675,32 euro. Infine, all’interno dell’Asp di Catanzaro, contestazioni speculari per lo svolgimento non comunicato di attività private riguardano Liliana Chiarella, con una somma percepita di 6.093,18 euro, ed Antonietta Fava, per un importo di 4.105,57 euro.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Andra Pitari, Lorenza Piterà, Eugenio Biamonte, Paolo Battaglia, Piero Lucà, Antonello Talerico, Crescenzio Santuori.

