Venerdì scorso l’agguato davanti alla sua abitazione in cui è rimasta vittima la moglie. È coinvolto nell’inchiesta della Dda di Catanzaro che lo ritiene ai vertici delle cosche operanti nell’area della Sibaritide
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Damiano Pepe ha scelto di non rispondere alle domande del gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia, sostenuto questa mattina nel carcere di Cosenza, dove è stato trasferito dopo essere stato dimesso dall’ospedale. L’uomo è coinvolto nell’inchiesta Ginestra, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che lo vede indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Assistito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Pasquale Di Iacovo, Pepe si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una decisione motivata, come spiegato dallo stesso difensore, dalla necessità di avere più tempo per esaminare l’imponente mole di atti raccolti dagli investigatori, ritenuta incompatibile con i tempi ristretti dell’interrogatorio.
Secondo gli inquirenti, Pepe sarebbe un esponente di spicco dei gruppi criminali attivi nell’area della Sibaritide. Il suo nome era già finito al centro delle cronache la scorsa settimana, quando è rimasto vittima di un agguato organizzato davanti alla sua abitazione di Cassano allo Ionio. Nell’attacco ha perso la vita la compagna convivente, Silvana Sibarelli, anche lei destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito della stessa inchiesta.
Stamani si sono inoltre svolti gli interrogatori di garanzia di Carmine Ginese, Natale Perri, Giovanni e Piero Chiaradia, in collegamento dal carcere di Rossano e tutti difesi dall’avvocato Di Iacovo. Si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. Stessa scelta di Aldo Abbruzzese in video collegamento dalla casa circondariale di Melfi. Abbruzzese è difeso dagli avvocati Di Iacovo e Giuseppe Bruno.


