Anche a Viterbo una piazza piena per Nicola Gratteri. Il procuratore di Napoli parla di narcotraffico, ma il suo intervento finisce inevitabilmente per toccare i temi più caldi della giustizia italiana: dalle intercettazioni alla legittima difesa, passando per la criminalità minorile e le politiche di prevenzione.

L'occasione, riferisce il sito Tusciaweb, è la presentazione di “Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano”, il libro scritto da Gratteri insieme ad Antonio Nicaso. A dialogare con il procuratore sono i giornalisti Paolo Di Giannantonio e Federica Angeli.

Il punto di partenza è la legislazione sulla giustizia e, in particolare, le ultime modifiche approvate o discusse dal Parlamento. Gratteri non nasconde le proprie perplessità.

«Questa è una legislatura schizofrenica – dice Gratteri – un giorno ipergarantisti, il giorno dopo autorizziamo le riprese della polizia, a registrare, conservare immagini per una settimana, senza autorizzazione dei giudici».

Il procuratore torna anche sul tema delle intercettazioni e sulle limitazioni al loro utilizzo in procedimenti diversi da quello per cui sono state disposte.

«Tre giorni prima, per non consentire l’uso delle intercettazioni in altro processo, stava cadendo il governo».

Gratteri prova a spiegare il paradosso attraverso un esempio.

«È come se in un negozio di elettrodomestici il proprietario vendesse anche cocaina. Arriva un pubblico amministratore potente o un imprenditore borderline, per comprare cento grammi e fare festa. Parlano anche di una tangente da 100mila euro. Ma l’intercettazione, la microspia, sono per l’indagine sulla droga».

Il tema, per Gratteri, è quello dell'utilizzabilità delle informazioni emerse casualmente durante un'indagine: «Per il resto non si può usare».

Gratteri: «Dico sempre quello che penso»

Il procuratore di Napoli respinge anche l'etichetta di magistrato vicino a questo o quello schieramento politico. Una posizione che, dice, gli è stata attribuita nel tempo in direzioni opposte.

«Durante il governo cosiddetto dei migliori – ricorda Gratteri – mi dicevano che ero di destra e ora invece sono di sinistra. A me la sinistra non ha mai votato. Dico sempre quello che penso».

Una delle misure dell'attuale governo, però, trova il suo apprezzamento: «La legge sulla cybersicurezza».

Il gioielliere e la legittima difesa

Tra gli argomenti affrontati anche il caso del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo fuori dal proprio negozio.

«Un caso che ha diviso l’Italia – ricorda Gratteri – il filmato lo hanno visto tutti».

Per il procuratore, la differenza sta in ciò che sarebbe accaduto durante e dopo la fuga dei rapinatori.

«Se avesse sparato dentro il negozio, anche se la pistola dei rapinatori fosse stata di plastica, sarebbe stata legittima difesa. Non sarebbe stato condannato».

Poi la ricostruzione: «È stato condannato perché quando sono scappati, li ha inseguiti e ha sparato alle spalle. Il terzo lo ha preso a calci, la pistola era scarica».

Gratteri difende la decisione dei giudici e contesta le polemiche sulla pena.

«I 14 anni sono il minimo. Sotto non si poteva scendere. Perché aizzare i cittadini contro la magistratura? I magistrati hanno applicato la legge che il Parlamento ha approvato».

E sulla possibilità di modificare la disciplina della legittima difesa: «Quando qualcuno al governo dice di voler cambiare la legge sulla legittima difesa, io dico che l’hai scritta tu nel 2019. Quando eri al governo».

La candidatura del gioielliere e l'«assuefazione» dell'opinione pubblica

Nel confronto entra anche la proposta di Matteo Salvini di candidare il gioielliere. Gratteri richiama le conseguenze della condanna sul piano dei diritti politici.

«Qualcuno ha detto: lo voglio candidare. Ma il gioielliere, come gli ha fatto notare una giornalista che lo intervistava, non può nemmeno votare. È interdetto dall’elettorato attivo e passivo, come pena accessoria. Così ha risposto: intanto stiamo facendo la nuova legge elettorale. Che non c’entra niente».

Una vicenda che, per Gratteri, dice anche qualcosa sul modo in cui l'opinione pubblica reagisce alle dichiarazioni della politica.

«M’impressiona l’assuefazione dell’opinione pubblica. Certa roba viene assorbita come acqua fresca».

Criminalità minorile, l'allarme di Gratteri

Dalla politica alla criminalità minorile. Per Gratteri, uno dei problemi più seri è l'abbassamento dell'età di chi commette reati.

«L’aspetto preoccupante è che si abbassa sempre di più l’età di chi commette reati. Situazione grave che è sfuggita di mano. La soluzione mirabolante che è stata trovata è che d’ora in poi i minori da 14 a 17 anni devono dimostrare loro d’essere capaci d’intendere e di volere nel delinquere».

Una misura che, secondo il procuratore, non produrrebbe effetti significativi. «Non cambierebbe nulla. Su 116 processi verso minori, in soli 60 il minore risulta incapace d’intendere e di volere».

La strada indicata è un'altra: investire sulla prevenzione.

«Invece di spendere soldi inutili sul ponte, perché non mettere soldi sulla scuola e tenere i ragazzi col tempo pieno fino a sera?».