La Corte d’Assise di Catanzaro – Alfredo Cosenza presidente, Giovanni Strangis a latere – ha condannato a 12 anni di reclusione Francesco Di Cello, 64 anni, per l’omicidio del figlio Bruno Di Cello, 30 anni. Reo confesso, l’imputato si era costituito poco dopo aver esploso contro il figlio un colpo di pistola, al termine di una lite il 2 maggio 2025 in località Marinella di Lamezia Terme. Di Cello è stato condannato anche per possesso di arma clandestina e ricettazione.

Nel corso della requisitoria il pm Gualberto Buccarelli - che ha invocato anche lui 12 anni di reclusione per l’imputato – ha ripercorso le tappe di una vita familiare travagliata fatta di anni di pressioni e richieste continue di denaro da parte del figlio il quale, dato il proprio comportamento, era stato anche condannato per estorsione.

Al termine della camera di consiglio la Corte ha tenuto riconosciuto le attenuanti della seminfermità mentale di Francesco Di Cello prevalenti sull’aggravante dell’omicidio di un familiare e anche le attenuanti generiche. La difesa, gli avvocati Renzo Andricciola e Pino Spinelli, ha insistito nel chiedere il riconoscimento dell’attenuante della provocazione.

Il 18 luglio scorso si era svolto l’incidente probatorio volto ad accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato. Il dottore Stefano Ferracuti, consulente nominato dal gip, aveva depositato ed illustrato la perizia psichiatrico forense con la quale è stata accertata la sussistenza di un vizio di mente al momento del fatto, tale da grandemente scemare la consapevolezza e volontarietà del tragico evento.