La Procura di Catanzaro contesta un'associazione a delinquere, truffe, concussioni, peculato, autoriciclaggio e falso all’interno del reparto di Oculistica. Fissata al 3 novembre l'udienza preliminare e riconosciute 33 persone offese
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Un presunto sistema parallelo basato su visite private a pagamento e liste d'attesa manipolate è emerso dalle indagini sull'Azienda ospedaliero-universitaria Renato Dulbecco, portando la Procura di Catanzaro a richiedere il rinvio a giudizio per dieci persone coinvolte a vario titolo nella gestione del reparto di Oculistica. Figura centrale dell'inchiesta è il professore Vincenzo Scorcia, direttore del reparto, accusato di essere il promotore e l'organizzatore di un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati contro la pubblica amministrazione. Accanto a lui, la richiesta di rinvio a giudizio riguarda la sua segretaria privata Maria Battaglia, nota come Carmen, il dirigente medico Rocco Pietropaolo, la caposala e coordinatrice del reparto Laura Logozzo, il professore associato Giuseppe Giannaccare, i ricercatori e docenti Adriano Carnevali, Andrea Bruni ed Eugenio Garofalo, il dirigente medico Giorgio Randazzo e il medico dell'equipe Giovanna Lionetti.
Le accuse
Le accuse mosse dai sostituti procuratori Stefania Caldarelli e Irene Crea comprendono la truffa aggravata ai danni dell'Università Magna Grecia e dell'Azienda ospedaliera, basata sulla falsa attestazione del regime di lavoro esclusivo. Secondo gli inquirenti, Scorcia, Giannaccare, Carnevali, Bruni e Garofalo avrebbero percepito indebitamente le indennità legate all'esclusività del rapporto d'impiego pubblico mentre svolgevano, parallelamente e senza autorizzazione, attività professionale privata. Nel caso specifico di Scorcia, il profitto illecito calcolato per il periodo tra il 2015 e il 2024 ammonterebbe a oltre 704mila euro, parte dei quali sarebbe stata poi oggetto di autoriciclaggio attraverso il reinvestimento in polizze vita e fondi comuni di investimento per ostacolarne la tracciabilità. Un'accusa analoga di autoriciclaggio è mossa anche a Giuseppe Giannaccare per il reimpiego di circa 19mila euro.
Le liste d’attesa
Il fulcro del sodalizio criminale, di cui farebbero parte Scorcia, Battaglia, Logozzo e Pietropaolo, riguardava però la gestione illecita delle liste d'attesa. L'accusa sostiene che i pazienti visitati privatamente a pagamento nello studio di Scorcia venissero sistematicamente inseriti nei registri ospedalieri tramite un binario preferenziale, garantendo loro tempi rapidi per gli interventi chirurgici a discapito dei cittadini che seguivano le regolari procedure tramite cup. In questo schema, Maria Battaglia avrebbe gestito i contatti e le prenotazioni dallo studio privato, Laura Logozzo si sarebbe occupata della tenuta dei registri cartacei "non ufficiali" in reparto, mentre Rocco Pietropaolo avrebbe materialmente elaborato le liste operatorie includendo i pazienti segnalati.
Cinquecento euro per essere operati
Le indagini hanno inoltre portato alla luce numerosi episodi di concussione e truffa ai danni dei pazienti. In diversi casi documentati, Scorcia e Battaglia avrebbero indotto o costretto malati spesso anziani o in gravi condizioni visive a pagare somme, solitamente di 500 euro, per essere operati nella struttura pubblica, presentando tale pagamento come necessario per l'inserimento in banca dati o per l'approvvigionamento dei tessuti corneali, nonostante tali costi fossero interamente a carico del Servizio sanitario nazionale. In alcuni casi, i pazienti venivano spinti al pagamento sotto la pressione dell'urgenza clinica e della consapevolezza dei lunghi tempi di attesa del sistema pubblico.
Il materiale dell’ospedale per scopi privati
A completare il quadro delle accuse vi sono i reati di peculato e falsità ideologica. Scorcia, Giannaccare, Pietropaolo e Randazzo sono accusati di aver utilizzato indebitamente per scopi personali strumentazioni, lenti intraoculari, materiali sanitari ed energia dell'ospedale per eseguire interventi su pazienti privati. Infine, al solo Scorcia viene contestata la falsificazione di quasi trecento schede di dimissione ospedaliera, in cui avrebbe attestato falsamente che i ricoveri dei suoi pazienti privati erano stati regolarmente programmati tramite il sistema pubblico, al fine di occultare l'illecito sistema di accesso alle cure.
Il gip Fabiana Giacchetti ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo tre novembre.
Sono 33 le parti offese individuate che potranno costituirsi parte civile: lo Stato, l’Azienda ospedaliera universitaria Renato Dulbecco e 31 privati ritenuti danneggiati dagli illeciti commessi all’interno del reparto di Oculistica.
Nel collegio difensivo gli avvocati Sergio Rotundo, Giuseppe Martino, Raffaella Scutieri, Eugenio Felice Perrone, Francesco Gambardella, Sara Spanò, Vittorio Manes, Nicola Cantafora, Ermenegildo Massimo Scuteri, Enrico Morcavallo.

