Una scelta simbolica degli ultras giallorossi che unisce sport e dolore collettivo nel giorno del lutto cittadino. Il comunicato degli UC
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Catanzaro si stringe in un silenzio carico di dolore. Non solo nelle chiese, nelle case o davanti alla camera ardente, ma anche allo stadio, luogo simbolo della passione collettiva. In occasione della partita contro lo Spezia, gli ultras giallorossi hanno deciso di fermarsi: quindici minuti senza cori, senza bandiere, senza tifo. Solo silenzio.
Una scelta che nasce dalla tragedia che ha sconvolto l’intera comunità: la morte di Anna Democrito, 46 anni, e dei suoi due figli piccoli, Nicola e Giuseppe, di appena 4 anni e 4 mesi. La donna si è lanciata dal balcone della propria abitazione insieme ai bambini, in un gesto estremo che ha lasciato sotto shock la città.
La terza figlia, sopravvissuta, è ricoverata in condizioni gravissime, mentre la Procura indaga per chiarire il contesto e le cause della tragedia. Tra le ipotesi, anche un possibile disagio psicologico già emerso in passato.
Il comunicato della Curva Massimo Capraro è netto e carico di significato. Per i primi quindici minuti della gara, il settore resterà completamente in silenzio: niente cori, niente vessilli, nessuna forma di esultanza.
«Solo il peso del nostro cordoglio», scrivono gli ultras, spiegando che il silenzio rappresenta «il massimo segno di rispetto» verso le vittime e le famiglie colpite.
Un messaggio che va oltre il calcio e che invita tutto lo stadio ad unirsi al momento di raccoglimento. Non una protesta contro la squadra, ma un gesto simbolico per condividere un lutto che ha colpito l’intera città.
Nel frattempo, Catanzaro continua a vivere giorni di dolore profondo. È stata allestita la camera ardente per dare l’ultimo saluto alle vittime, mentre i funerali sono stati fissati con lutto cittadino proclamato dal sindaco.
Nel comunicato, gli ultras spiegano anche cosa accadrà dopo quei quindici minuti. Il silenzio lascerà spazio alla voce, ma con un significato diverso: «Torneremo a farci sentire più forti di prima, anche per chi oggi non può più farlo».
Un passaggio che racchiude il senso più profondo dell’iniziativa: trasformare il dolore in memoria condivisa, senza dimenticare.
Perché questa volta, sugli spalti, il silenzio farà più rumore di qualsiasi coro.





