San Vito sullo Ionio ha fatto da cornice alla seconda edizione di “Sogno di una notte di mezza estate – Atto II”, il fashion show diretto da Antonella Greto per Sinopoli Abbigliamento e realizzato con il patrocinio del Comune di San Vito sullo Ionio, che ha trasformato la moda in un racconto corale fatto di sogno, amore, arte e radici. A condurre la serata sono stati Natalia Ceravolo e Vito Greto , accompagnando il pubblico attraverso un percorso in cui moda, musica e creatività si sono incontrate in una narrazione sospesa tra realtà e immaginazione.

La passerella ha attraversato diversi momenti, dal prêt-à-porter alla sera e cerimonia, fino al mondo Bridal. I look prêt-à-porter, cerimonia, sposa e sposo sono stati curati da Sinopoli Abbigliamento, mentre Vanity Baby ha firmato le proposte dedicate ai più piccoli. Uno spazio importante è stato dedicato alla creatività emergente, con le collezioni dei giovani designer Emily Loiacono, Elia Anania e Christian Spinelli. Tre visioni diverse, tre modi di intendere l'abito come strumento di espressione: dalla ricerca sull'identità e sulle proprie origini, alla rilettura poetica e avanguardista della figura dell'Imperatrice Sissi, fino a un immaginario contemporaneo in cui radici mediterranee e suggestioni internazionali si incontrano. A scandire alcuni dei momenti più suggestivi della serata è stato il violino dal vivo della giovane artista Federica Garieri , già presente nella precedente edizione, che attraverso la musica ha accompagnato le uscite in passerella contribuendo a creare un'atmosfera sospesa e quasi onirica. Il racconto ha trovato uno dei suoi momenti più intimi in “Amor Fati”, abito di Antonella Greto ispirato all'antica arte giapponese del kintsugi. Frammenti di tessuti d'archivio, fratture lasciano volutamente visibili, tracce d'oro e di verde diventano metafora della capacità di accogliere ciò che ci attraversa e trasformarlo senza cancellarne la memoria.

Un capo narrativo che racchiude alcuni dei temi centrali dell'intera serata: l'amore nelle sue diverse forme, la fragilità, la trasformazione e la possibilità di far nascere nuova vita proprio dalle proprie crepe. Ma “Sogno di una notte di mezza estate – Atto II” è stato soprattutto il risultato di una costruzione collettiva. Professionisti, attività, artisti, giovani e realtà locali hanno messo a disposizione competenze, tempo e sensibilità differenti, dimostrando come dalla collaborazione possano nascere occasioni capaci di valorizzare non soltanto i singoli talenti, ma un intero territorio. Ed è proprio il tema delle origini ad aver attraversato, in forme diverse, l'intera serata. Origini intese non come qualcosa che trattiene, ma come il punto dal quale partire: radici capaci di accompagnare chi sceglie di andare lontano, conoscere, formarsi e crescere, senza perdere la possibilità di tornare e restituire alla propria terra ciò che ha raccolto lungo il cammino. Un secondo atto che ha voluto così raccontare una Calabria capace di generare, creatività e nuove possibilità, ricordando che anche nei piccoli centri possono nascere progetti importanti quando persone, generazioni e professionalità diverse scelgono di mettere insieme le proprie energie. Perché, a volte, per dare forma a un sogno non servire dimenticare da dove si viene. Servire proprio tornare alle proprie origini e iniziare da lì.