“aMALI – In affido a casa di Awa” è il progetto nato con l’intento di sostenere la realizzazione di una casa-comunità a Bougouni, in Mali, capace di offrire accoglienza, protezione e opportunità educative a bambini che vivono in stato di abbandono o grave vulnerabilità. Il suo promotore è Ibrahim Kone, arrivato in Italia dall'Africa nel 2017, ancora minorenne, dopo essere scappato da una situazione di forte disagio. Accolto in affido da una famiglia della rete Metacometa ad Ancona, ne è diventato oggi parte attiva portando avanti in tutta Italia il suo progetto che arriverà anche in Calabria, a Montepaone, il prossimo 17 aprile con una serata solidale.

Il progetto

«Tutto è iniziato nell’agosto del 2019 - racconta Ibrahim - quando è nato il primo ed unico figlio biologico di mia sorella, Sidiki. Da quel momento, Awa ha affrontato la maternità da sola ma anche se a distanza l'ho sempre sostenuta. Io, grazie ad una famiglia Metacometa di Ancona ho avuto l’opportunità di completare gli studi ed crescere in un ambiente sereno. Oggi vivo e lavoro sempre ad Ancona. Mi sono costruito una nuova vita: ha un lavoro stabile, amici che considero famiglia, e ho scelto di restare in Italia per sempre, sentendola ormai più casa del Mali». Nonostante la distanza, il legame con Awa è rimasto fortissimo. Ibrahim ha sempre partecipato alla crescita di Sidiki e ogni mese invia aiuti economici per sostenere la sorella. Ma come nasce il progetto "aMali"?

«Nel 2022 abbiamo accolto Daouda. Quel giorno, Awa si era recata in ospedale con suo figlio per fargli fare un vaccino. Prima di rientrare a casa, qualcosa ha attirato la sua attenzione: un neonato, solo, abbandonato in una culla. Awa si è avvicinata con delicatezza al personale medico per capire cosa fosse successo. Le hanno raccontato che quel piccolo era stato lasciato lì dalla madre subito dopo il parto. Nessuno si era mai preso cura di lui. Non era mai stato abbracciato, né aveva mai sentito il calore umano di un contatto. Viveva in silenzio, è questo che ha fatto allarmare Awa. Lei non ha avuto dubbi. Mi ha chiamato subito e mi ha raccontato tutto. Insieme abbiamo deciso di accogliere quel bambino. E oggi i bambini sono diventati sei».

Il sogno di Ibrahim e Awa


«Purtroppo, il villaggio dove Awa e i bambini vivono attualmente non è più sicuro. Negli ultimi tempi, la zona è diventata pericolosa a causa della presenza di gruppi armati e di tensioni che rendono impossibile immaginare un futuro sereno lì. Per questo motivo abbiamo deciso di cercare un luogo dove poter costruire il loro sogno in tranquillità e la città di Bougouni è sicura e accogliente, qui la nostra casa potrà finalmente prendere forma. Non solo come edificio, ma come simbolo di famiglia e di amore che resiste a ogni distanza e difficoltà». Il "giropizza della solidarietà" sarà un'occasione dunque per raccogliere fondi, per ar conoscere la storia di Ibrahim e promuovere la cultura dell'affido grazie all'associazione Metacometa, coordinata in Calabra da Franco Corapi. «Speriamo di riuscire a dare un anuova opportunità anche ad altri bambini che hanno bisogno» ha concluso Ibrahim.