Sabato 7 marzo, alle ore 17.30, alla Biblioteca provinciale “Bruno Chimirri”,
la presentazione del volume edito da CineSud
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Esiste una fotografia che non cerca l’eccezionale ma l’essenziale. Uno sguardo che si avvicina senza invadere e che riconosce nella quotidianità il luogo più autentico della narrazione umana. È in questa direzione che si colloca Nascere donna. Ritratti di amore, orgoglio e lotta. Una narrazione fotografica – si legge in una nota stampa – dell’universo femminile attraverso lo sguardo di un medico, il libro di Saverio Miceli edito da Cine Sud, un progetto che rifugge ogni spettacolarizzazione della femminilità per restituirla invece nella sua dimensione vissuta, concreta, senza esasperazioni né retoriche. Le immagini non celebrano né denunciano in modo programmatico: osservano per far emerge un racconto fatto di esistenze, resistenze silenziose e identità che si definiscono nello spazio fragile e potente della vita quotidiana.
Il volume sarà presentato sabato 7 marzo, alle ore 17.30, alla Biblioteca provinciale “Bruno Chimirri”, in un incontro pubblico che vedrà, insieme all’autore, gli interventi dell’editore Francesco Mazza e di Daniela Pietragalla, curatrice della prefazione e responsabile della Biblioteca. A moderare il dibattito sarà la giornalista Rosita Mercatante. L’appuntamento si inserisce nel calendario di eventi culturali promossi dal Teatro di Calabria “Aroldo Tieri”, in collaborazione con l’Amministrazione provinciale, con l’obiettivo di valorizzare la Biblioteca di via Pugliese e stimolarne la frequentazione da parte del pubblico.
Il progetto di Miceli nasce dall’incontro tra professione medica e sensibilità fotografica e si sviluppa come una narrazione visiva dedicata alle donne di ogni età e cultura, osservate nei gesti semplici, nei silenzi e nelle forme quotidiane della resistenza. Una costruzione narrativa che non mira a evidenziare differenze o creare simboli e slogan, ma a riconoscere dignità, dinamiche complesse di identità, strategie di sopravvivenza.
«Ogni incontro nasce da uno sguardo. Come medico ho imparato ad ascoltare la vita nel suo primo respiro, come fotografo a riconoscerla in un sorriso, in una mano tesa, in un volto che resiste», scrive Miceli nelle pagine introduttive del volume. Un viaggio che raccoglie storie di donne di ogni età e continente — madri, figlie, lavoratrici, spose, ribelli e silenziose protagoniste del quotidiano — unite da un unico filo conduttore: la luce, intesa come forza interiore capace di resistere anche quando il mondo sembra negarla.
Oltre cento fotografie a colori compongono il libro, organizzato secondo un criterio geografico che accompagna il lettore attraverso paesi e culture differenti. Medico apprezzato per lo scrupolo e il senso di responsabilità che caratterizzano la sua attività professionale, Saverio Miceli è anche un viaggiatore instancabile che utilizza la fotografia come strumento di racconto umano più che estetico, privilegiando la ricerca del significato rispetto alla semplice rappresentazione del bello. Con questo lavoro compiuto nel tempo, a passo lento e rispettoso, l’autore ha composto una “mappa umana”, come si legge nello scritto in quarta di copertina firmato da Rossella Mulè, sua compagna di vita, con la quale ha condiviso uno sguardo complice e un ascolto attento che hanno accompagnato e alimentato questa esperienza.
Una parte degli scatti era stata presentata nel marzo 2025 in una mostra allestita all’interno della Galleria d’arte “Coriolano Paparazzo”, oggi anche libreria indipendente, suscitando forte interesse e alimentando un confronto vivace sulle condizioni della donna e sulle persistenti disuguaglianze, talvolta evidenti, talvolta più sottili, anche nei contesti occidentali.
Nella prefazione, Daniela Pietragalla evidenzia come i ritratti siano il risultato del percorso umano di un autore che, anche nei panni di viaggiatore e fotografo, continua a essere un medico empatico. Da Bali ad Agra, da Isfahan a Shanghai, da Tokyo a Samarcanda, donne appartenenti a culture diverse si affidano all’obiettivo con fiducia, dando vita a una microstoria collettiva che restituisce la complessità del nascere donna oggi, sospeso tra diritti proclamati (e che spesso restano solo sulla carta) e libertà ancora incompiute.
Il volume rifugge ogni retorica e affronta con autenticità una domanda universale: cosa significa nascere donna nelle diverse latitudini del mondo? In molti luoghi non coincide semplicemente con l’inizio della vita, ma con l’inizio della sopravvivenza. Eppure, nelle immagini di Miceli emerge con forza la capacità delle donne di custodire bellezza e dignità attraverso gesti quotidiani e forme silenziose di resistenza.
Nelle note editoriali Francesco Mazza sottolinea la missione del progetto: costruire connessioni attraverso le immagini e invitare il lettore a sentirsi parte di un percorso di consapevolezza collettiva orientato verso un mondo più equo e giusto.
La postfazione di Pino Bertelli, uno dei fotografi più importanti del nostro tempo, definisce quella di Miceli una “fotografia della condivisione”, opposta alla fotografia mercantile: uno sguardo gentile che restituisce la sensazione di trovarsi davanti a qualcuno che offre, con fiducia, la propria storia.
La dedica dell’autore alle donne della sua vita, presenze familiari indispensabili dalle quali Miceli ha appreso la tenerezza e la capacità di trasformare la vulnerabilità in energia vitale, sembra svelare al lettore la radice del suo approccio con il mondo: un punto di vista educato all’ascolto, incline alla misura e alla cura, capace di andare oltre la superficie per cogliere l’essenza delle storie incontrate.

