La sostituzione del contatore e poi una serie di fatture anomale. Il giudice ha dichiarato non dovuta la somma richiesta. L’associazione AssoUrt: «Chi pretende il pagamento deve dimostrare che quei consumi siano reali»
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Una bolletta mostruosa: quasi 10mila euro da pagare per la fornitura di gas. É quanto si è vista recapitare una famiglia calabrese, che fin da subito ha ritenuto anomala e ingiustificata la richiesta di pagamento da parte di un colosso dell’energia.
La vicenda – spiega l’associazione AssoURT che l’ha resa nota – nasce da «alcune fatture gas arrivate dopo la sostituzione del contatore. Da quel momento, per la famiglia è iniziato un percorso fatto di contestazioni, richieste di chiarimenti, domande rimaste al centro della vicenda: quei consumi erano davvero corretti? Il contatore funzionava regolarmente? Era giusto pretendere una cifra simile senza una prova chiara?». La famiglia in questione, assistita dalle avvocate Francesca Paone e Giusy Mirarchi, ha deciso alla fine di portare la vicenda davanti al Tribunale di Catanzaro.
Con sentenza dell’8 maggio, il Tribunale ha accolto la domanda e ha dichiarato non dovuta la somma richiesta, cancellando di fatto l’intera posizione debitoria contestata.
«Una decisione importante – riferisce l’associazione –, perché non si limita a risolvere il caso di una famiglia. Il Tribunale ha ribadito un principio che riguarda tutti gli utenti: la lettura del contatore non è una verità assoluta. È solo una presunzione semplice. Quando l’utente contesta consumi anomali, spetta al fornitore dimostrare che il contatore funzionasse correttamente e che gli importi richiesti siano effettivamente dovuti. Nel caso esaminato, questa prova non è stata fornita. Per questo il Tribunale ha azzerato il debito contestato e ha condannato il fornitore di energia anche al pagamento delle spese di giudizio».
E ancora, commenta AssoURT: «Questa decisione dice una cosa semplice ma fondamentale: nessuno deve pagare solo perché gli viene chiesto. Davanti a una bolletta anomala, l’utente ha diritto di sapere, di verificare, di contestare. E chi pretende il pagamento deve dimostrare, con prove concrete, che quei consumi siano reali e corretti».

