A un anno dalle elezioni comunali, il bilancio dell'esperienza amministrativa del centrosinistra divide la città. Le dinamiche consiliari che il sindaco aveva promesso di superare sono riemerse sin dall’inizio della consiliatura, mentre il cambiamento annunciato nel 2022 resta al centro del confronto politico
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A un anno dalle elezioni comunali che rinnoveranno il Consiglio comunale del capoluogo di regione, il dibattito politico cittadino torna inevitabilmente a concentrarsi sul bilancio dell'esperienza amministrativa guidata da Nicola Fiorita. Un'amministrazione che, per molti osservatori, appare nata stanca. Non per effetto della cosiddetta "anatra zoppa", formula evocata più volte in questi anni per spiegare le difficoltà della maggioranza. Del resto, la storia politica recente di Catanzaro racconta altro. Sergio Abramo (che non ha mai avuto problemi di numeri all'indomani delle elezioni) ha governato per circa vent'anni anche in presenza di assetti consiliari non sempre favorevoli, riuscendo sempre a trovare gli equilibri necessari per arrivare a fine mandato. Le fibrillazioni, semmai, emergevano puntualmente in prossimità delle scadenze elettorali. Proprio come accaduto durante l’attuale amministrazione. Consiglieri che approdavano al gruppo Misto, trattative, riposizionamenti e sostegni da negoziare. Dinamiche che i catanzaresi hanno osservato per anni e che l'attuale sindaco aveva promesso di archiviare definitivamente. Ma la stanchezza deriva dalla politica di piccolo cabotaggio che tiene in piedi l'amministrazione sin da suo insediamento.
Proprio durante la campagna elettorale del 2022, Fiorita aveva individuato in alcuni di quei consiglieri, quelli che in città vengono tradizionalmente definiti come coloro che "si eleggono da soli", una delle principali cause del declino politico e amministrativo del capoluogo. Toni duri, talvolta durissimi, utilizzati per marcare una netta discontinuità rispetto al passato. Eppure, nel corso della consiliatura, il copione è apparso tutt'altro che rivoluzionato. Gli stessi protagonisti che venivano indicati come espressione di una stagione politica da superare sono diventati interlocutori indispensabili per garantire stabilità all'amministrazione. Da simboli di un sistema da abbattere a "responsabili" chiamati a sostenere l'azione di governo cittadino.
Una trasformazione che inevitabilmente alimenta interrogativi sulla reale portata del cambiamento annunciato quattro anni fa. Perché se la promessa era quella di ribaltare metodi e pratiche del passato, la percezione diffusa è che molte delle dinamiche contestate siano semplicemente sopravvissute sotto altre forme.
In questi anni, inoltre, non si è mai concretizzata quella che avrebbe dovuto essere una vera e propria "operazione verità" sul ventennio amministrativo precedente. Un tema evocato a più riprese ma mai tradotto in un confronto pubblico approfondito sui risultati, sulle criticità e sulle responsabilità politiche delle stagioni che hanno preceduto l'attuale governo cittadino.
Non è un caso che proprio l'attuale presidente di Arsac, Sergio Abramo, abbia recentemente rilanciato la sfida di un confronto pubblico con Fiorita. Un faccia a faccia che potrebbe rappresentare un'occasione utile per mettere a confronto due visioni della città e due differenti esperienze amministrative. A mancare, forse, è stata soprattutto la politica. Quella capace di trasformare una vittoria elettorale, seppure condizionata dai numeri, in una proposta amministrativa riconoscibile e in una visione strategica per il futuro del capoluogo. Nei giorni scorsi, intervenendo nel corso di una trasmissione televisiva, Nicola Fiorita ha sostenuto di avere bisogno di altri cinque anni per completare il cambiamento promesso ai cittadini. Una richiesta che, inevitabilmente, apre la campagna elettorale prima ancora che venga ufficialmente dichiarata. Sarà poi compito degli elettori stabilire se i cinque anni trascorsi rappresentino l'inizio di un percorso ancora incompiuto o la dimostrazione che quel cambiamento annunciato nel 2022 non è mai realmente decollato.


