Lamezia Terme è una delle città più importanti della Calabria. Lo sta diventando ancora di più dal punto di vista politico in questi giorni. Nella città, infatti, si è aperta una crisi politica che è la rappresentazione plastica di quanto il centrodestra si sente “minacciato” da Vannacci.

Lamezia, infatti, è una delle poche città in cui Futuro Nazionale ha costituito un gruppo consiliare, ma soprattutto ha un assessore, Donatella Amicarelli, che ha le deleghe al Verde, all'Ambiente, alla riqualificazione delle periferie e soprattutto alla Manutenzione. Una delega, quest'ultima, più che redditizia ai tempi dei social (chiedere a Cosenza a Francesco De Cicco che con questo strumento in mano, a forza di selfie mentre rattoppava la città, è arrivato in consiglio regionale o a Francesco Serra che con lo stesso schema è divenuto sindaco di Castrolibero). Il gruppo di arditi è emanazione del deputato Domenico Furgiuele, che finalmente sembra essersi liberato di un peso e aderendo a Vannacci può esprimere pienamente se stesso.

Il problema è che il gruppo crea fastidio e imbarazzo agli alleati del centrodestra, non solo perché così può crescere ma anche per il proselitismo politico che potrebbe fare.

Così Fratelli d'Italia ha rotto gli indugi e nei giorni scorsi ha indetto una conferenza stampa con i suoi massimi vertici ovvero Wanda Ferro, coordinatrice regionale del partito e gli assessori regionali Giovanni Calabrese e Antonio Montuoro. In realtà la Ferro è anche sottosegretaria agli Interni, dicastero che come sappiamo ha un ruolo di grande rilievo nella vigilanza ai Comuni, tanto basta per far dire a qualcuno che forse per una questione di garbo istituzionale poteva evitare di partecipare alla conferenza. Ma tant’è.

Ma cosa hanno detto i meloniani? Questo è stato meno chiaro, al punto che il collega Paolo Giura ha messo su un siparietto divertente. Ha detto di aver chiesto all'intelligenza artificiale di trovare un titolo alla conferenza. Il povero ChatGpt ne ha individuati cinque, ma nessuno andava bene per la Ferro che alla fine si è lanciata lei in un possibile titolo: «Non per una poltrona ma per un fatto d'orgoglio o di riconoscimento per Fratelli d'Italia che lo ha accompagnato, lo sta accompagnando e lo ha fatto vincere». Insomma il succo è che il sindaco Mario Murone ha toppato e non c'è più dialogo, ma gli assessori non vengono ritirati e si rimane in maggioranza.

La verità è che FdI (ma anche FI) vorrebbe che il sindaco Mario Murone prendesse le distanze dai vannacciani. Lui non si scompone e al telefono ci dice che mai come in questi giorni la città sta conoscendo un fermento culturale. Non solo Trame, ma anche l'altra sera l'evento Lamezia Talent, costato zero euro al Comune e che ha permesso a tanti talenti cittadini di esprimersi fino a tarda sera davanti a un palco importante. «Finora non ho inteso accogliere le richieste che mi sono pervenute in questa direzione - dice il sindaco - perché consiglieri e assessori non hanno mai avuto atteggiamenti o enunciazioni censurabili. Capisco anche che si ispirano a figure politiche che hanno avuto esternazioni di questo tipo. Vedremo nei prossimi giorni, all'interno di un confronto collegiale con la maggioranza, il da farsi». Sì, perché volenti o nolenti i vannacciani i loro voti li hanno portati eccome.

Ecco allora che Lamezia Terme diventa cartina al tornasole della crisi interna al centrodestra che mai prima d'ora si era visto attaccare da destra. Ora subisce continui attacchi dal Generale.

L'ultima sberla è arrivata direttamente da Bruxelles, dove Vannacci ha deciso di aderire al gruppo di estrema destra Esn (Europa per le nazioni sovrane) in cui domina il partito ultranazionalista tedesco dell'Afd. Non ha seguito quindi nè Fratelli d'Italia nel gruppo dei Conservatori (Ecr) né la Lega nel gruppo Patrioti per l'Europa (Pfe).

Il generale si è presentato, alla conferenza stampa organizzata da Afd, come l'alfiere di una destra “pura”, differenziandosi dalla destra di governo, posizione che impone dei compromessi che una forza libera da responsabilità simili può ignorare. L'esecutivo di Giorgia Meloni, ha detto, «non ha posizioni chiaramente di destra. Su questo non ci sono dubbi». Come esempi, Vannacci ha citato due posizioni sostenute da Forza Italia: lo ius scholae e il voto a favore di una risoluzione sulla condizione della donna votata la settimana scorsa a Strasburgo, per cui «i trans devono essere considerate donne a tutti gli effetti». Sono posizioni, ha sottolineato, «all'interno della coalizione, che non rispecchiano le posizioni di una destra pura».

Insomma Vannacci su questi temi continua a picchiare come un fabbro anche perché i sondaggi sembrano dargli ragione. Il centrodestra nazionale è nel panico. Per molti senza Vannacci, con la Lega in caduta libera, le elezioni si perdono. Ma è pur vero che un'alleanza con Vannacci farebbe implodere il centrodestra per la distanza siderale con le idee di Forza Italia e le antipatie di Salvini. Da qui l'imbarazzo come quello che sta andando in scena in questi giorni a Lamezia.