Lo scontro tutto interno a Forza Italia con il ministro Picchetto Fratin sfocia nelle carte bollate. Il famoso prezzo zonale però per la produzione calabrese porterebbe pochi vantaggi attuali per i cittadini mentre potrebbe effettivamente attirare le grandi aziende
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Detto, fatto. Il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, ha inviato una diffida formale all'Arera (l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). Il suo obiettivo è sbloccare e far ripartire immediatamente una riforma che prevedeva l'operatività del prezzo zonale dell'energia a partire dal 2025, sostenendo che tale processo sia stato "strozzato" o bloccato da parte del Governo centrale.
Il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Picchetto Fratin (anche lui di Forza Italia), ha risposto che il prezzo zonale è in realtà già previsto dalla legge, ma ha sollevato forti dubbi sulla sua applicazione immediata senza adeguati meccanismi di compensazione. La teoria del Ministro è che senza tali correttivi, l'energia rischierebbe di avere prezzi estremamente volatili: costerebbe pochissimo alle tre del pomeriggio (quando la produzione da rinnovabili è massima) ma il doppio alle dieci di sera, creando instabilità per il mercato.
Da qui il braccio di ferro sfociato nella diffida ad Arera. Il punto di partenza del presidente Occhiuto è che la Calabria esporta molta più energia di quanto ne produce. Se andiamo però ad analizzare i dati forniti da Terna ci rendiamo conto che questa differenza è dovuta soprattutto all'assenza di industria in Calabria. Se consideriamo infatti il consumo domestico pro-capite quello della nostra regione è di 1.104 kWh l'anno, un valore pressoché identico alla media italiana di 1.110 kWh. Se si considera invece il consumo elettrico totale (che include industria e servizi), la Calabria è ultima in Italia con soli 2.754 kWh per abitante. Per fare un confronto , la media nazionale è di quasi 5.000 kWh , mentre regioni come la Lombardia raggiungono i 6.399 kWh e il Friuli quasi gli 8.000 kWh. Il diverso con il resto d'Italia non dipende dunque dai consumi delle famiglie, ma dalla mancanza di un tessuto produttivo.
Il presidente Occhiuto sostiene che sia un principio di giustizia: se una regione come la Calabria produce una grande quantità di energia da fonti rinnovabili, è corretto che i suoi abitanti e le sue aziende paghino l'elettricità a un prezzo inferiore. Egli mira a far sì che il vantaggio della produzione locale sia visibile direttamente in bolletta. Oltre al risparmio domestico, la visione di Occhiuto punta a rendere il prezzo zonale calabrese strutturalmente più basso per essere utilizzato in termini di localizzazione industriale. L'intento è convincere industrie energivore e grandi centri tecnologici (come i data center per l'intelligenza artificiale) a stabilizzarsi in Calabria invece che al Nord, trasformando l'energia prodotta in posti di lavoro e sviluppo economico locale.
Sul secondo punto non si può che dare ragione al presidente della giunta regionale. I prezzi dell'energia più competitivi sarebbero sicuramente un fattore di attrazione per le grandi aziende. Per le famiglie, invece, le previsioni degli esperti dicono che il risparmio di circa 3 euro l'anno. Questo perché gran parte della produzione elettrica calabrese è ancora affidata al gas (circa il 62%) mentre le energie rinnovabili come eolico e fotovoltaico, sono ferme da anni per l'opposizione dei comitati territoriali per il “no”, che hanno anche la copertura di diversi consiglieri regionali. I dati dicono che in Calabria la produzione dell'eolico è passata da 1.000 MW nel 2013 a soli 1.250 MW nel 2024 , mentre regioni vicine come Puglia, Campania e Basilicata hanno installato nello stesso periodo una capacità quattro o cinque volte superiore.
Resta la presa di posizione di Roberto Occhiuto che certamente va supportata anche perché sarebbe uno dei pochi casi di autonomia differenziata “reale” in cui il Sud ricaverebbe vantaggi.


