Preoccupante il quadro tratteggiato dai sindacalisti che chiedono un confronto alla Regione in vista dell’estate. Nella centrale sud non c’è un numero adeguato di addetti a copertura di tutte le consolle: «Mancano gli standard minimi di sicurezza»
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Grave carenza di personale, ripetute rotture dei mezzi e postazioni territoriali chiuse. Sono queste le criticità messe in fila dalla Cisl Fp in una missiva trasmessa al direttore di Azienda Zero, al dirigente generale del dipartimento Salute e, per conoscenza, al presidente della Regione Calabria.
Evidentemente per renderlo edotto della condizione in cui versa il servizio d’emergenza-urgenza in Calabria e, in particolare, nelle tre province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, transitate sotto la competenza della centrale operativa sud, insediata in Cittadella, a seguito della riforma del sistema. Cinque pagine fitte in cui si mettono in evidenza «condizioni di lavoro non sostenibili e modelli organizzativi inattuati».
A firmare la nota è la segretaria regionale Luciana Giordano, oltre al coordinatore delle professioni sanitarie, Antonio Curcillo, e al responsabile del dipartimento politiche contrattuali sanità, Giuseppe Rubino.
Ad esempio, nella nota, la carenza di personale nella centrale operativa sud viene definita dai tre sindacalisti «anomala e di estrema gravità», tale da non «riuscire a garantire standard di sicurezza minimi», da rendere «episodica la presenza della consolle sanitaria» e «pressoché sistematica la soppressione di due delle quattro consolle previste, con gravi ripercussione sul carico di lavoro a capo degli operatori di centrale, una dilatazione dei tempi di risposta alle richieste di soccorso ed un esponenziale aumento del rischio di commettere errori durante la gestione dei soccorsi».
Nella centrale, infatti, sono presenti quattro consolle: la dispatch, la flotta, la sanitaria e infine la creli, ovvero quella dedicata alla gestione dell’elisoccorso. Secondo i sindacalisti, «accade spesso che la gestione del servizio si ritrovi in capo allo stesso operatore assegnato alla consolle flotta, generando un aggravamento della mole di lavoro» o, al contrario, la gestione del servizio Creli (Centrale regionale elisoccorso, ndr) venga affidato ad un solo operatore che viene sottratto alla consolle flotta» che viene quindi depotenziata in maniera «rischiosa».
Una condizione lavorativa descritta come una «realtà infausta» e composta da «personale esausto, fortemente demotivato». Nella sala operativa sud si registra, inoltre, «una abnorme e anomala richiesta di trasferimento verso altre unità operative, un sovraccarico di lavoro durante i turni che rendono i recuperi non più sufficienti a ripianare una situazione di stress emotivo reso troppa gravosa».
Non meno preoccupante appare la situazione descritta sul fronte della gestione dei mezzi del 118 e del servizio sul territorio. Secondo i tre sindacalisti, «le postazioni territoriali d’emergenza sono a turno chiuse o per segnalati guasti meccanici dei mezzi (ormai all’ordine del giorno) o per mancanza di personale». Chiare le negative ricadute in termini di «qualità del servizio e tempi di intervento».
A fare «da contraltare» a postazioni territoriali periodicamente chiuse, vi sono «operatori costretti a rimanere inattivi in postazione a causa dell’assenza della disponibilità di un mezzo efficiente e funzionante». Un’assenza, per i sindacalisti, determinata da «una mole di guasti meccanici che costringono i mezzi a sostare in officina.
Una costante, questa, che solleva più di una perplessità sullo stato di salute del parco mezzi». Concludono i rappresentanti sindacali chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto in vista della stagione estiva ai rappresentanti regionali. «Questa fotografia, di per sé già drammatica, si aggraverà inevitabilmente in previsione del piano ferie estive».



