La denuncia della signora Vaccaro, malata cronica, che dal 31 luglio attende di poter fare due risonanze prescritte entro 60 giorni. Il Cup non trova posto, il privato è esaurito e le alternative sono troppo lontane: «Calpestata la mia dignità di paziente»
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Immagine di repertorio (Canva)
«Se uno ha i soldi si rivolge alle strutture private. Ma se non ce li ha come deve fare?». La signora Vaccaro è stanca. È chiaro già dalla sua voce al telefono che sta faticando anche solo a parlare.
Il suo «calvario» – racconta a LaC News24 – ha avuto inizio il 31 luglio scorso. In seguito a una visita specialistica nel reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, il medico riscontra «un quadro clinico complesso e prescrive, nello stesso momento, due percorsi integrati:una visita fisiatrica e due risonanze magnetiche: una alla colonna cervicale e una lombo-sacrale». Il medico del reparto di Ortopedia le rilascia una ricetta unica, per entrambe le risonanze, con classe di priorità D (Differita, da eseguire entro 60 giorni). Quindi, siamo al 31 luglio, le risonanze devono essere eseguite entro fine settembre.
Inizio del calvario
La signora Vaccaro si reca per prima cosa al Cup dell’ospedale dove le fissano la visita fisiatrica per il 10 settembre ma per quanto riguarda le risonanze sono cominciate le dolenti note. Al Cup di Lamezia le hanno spiegato che non c’era possibilità di fare l’rm entro 60 giorni perché «era tutto occupato» e poi il sistema andava in tilt per il semplice fatto che le due risonanze erano entrambe su un’unica ricetta.
«Il sistema informatico del Cup – racconta la signora Vaccaro –, trovando le due prestazioni (cervicale e lombare) unite in un'unica ricetta, va in blocco e non permette di prenotarle se non separatamente».
Per la paziente è stato impossibile provare a prenotare in farmacia e anche al centralino del Cup regionale hanno riscontrato lo stesso problema, oltre a quello, insormontabile del «tutto occupato».
Unica disponibilità dopo 120 giorni
«L'unica disponibilità offerta a Lamezia Terme è per il primo novembre 2026 (festivo), ben oltre i termini di legge oltretutto solo metà esame (la lombo-sacrale), lasciando l'altra metà scoperta. Nel frattempo, le strutture private convenzionate del territorio (come Villa Michelino) hanno esaurito i posti disponibili per il Servizio sanitario nazionale», racconta la paziente.
Primo novembre: si parla di 120 giorni di attesa, per una sola risonanza, per una donna malata cronica che ogni giorno, da fine luglio, chiama il Cup regionale nella speranza che si sia liberato un posto per poter fare al più presto le sue analisi.
Il problema dei trasporti
E i problemi si sommano: «A questo punto si aggiunge un aggravante logistica ed economica insormontabile – spiega la signora Vaccaro – . Io risiedo a Falerna e per recarmi a Lamezia Terme divento necessariamente dipendere dalla disponibilità di terzi che mi accompagnino in auto, poiché gli orari dei trasporti pubblici locali non coincidono in alcun modo con le finestre orarie delle prestazioni sanitarie».
Di recente è stato proposto alla signora di effettuare tutte e due le risonanze a Siderno, il sei novembre.
«Sono due ore di macchina e per me è impossibile», commenta la paziente.
«Calpestata la mia dignità di malata»
«La totale rigidità del sistema di prenotazione, che mi costringe ad ipotizzare più viaggi separati per eseguire gli esami che la stessa specialista ospedaliera ha richiesto insieme, rappresenta una barriera che calpesta la mia dignità di malata», commenta Vaccaro prima di scusarsi e congedarsi perché non riesce più a parlare.
La signora ci spiega di avere inviato una pec alla direzione sanitaria dell’Asp di Catanzaro e al Tribunale per i diritti del malato. Non sappiamo perché l’Asp non abbia risposto ma il Tdl di Lamezia, purtroppo è stato smantellato. Un vicenda paradossale anche questa – «Perché le cose belle non possono durare», dice la paziente quando la informiamo – della quale scriveremo presto.


