Il quartiere Germaneto «rappresenta oggi, nei fatti, il naturale polo direzionale, universitario e sanitario della Calabria centrale»
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“C'è qualcosa di profondamente sbagliato, persino offensivo, nel modo in cui una parte del dibattito pubblico sta affrontando il tema del nuovo ospedale di Catanzaro. Mentre migliaia di calabresi sono costretti ogni anno a lasciare questa regione per curarsi altrove, mentre intere famiglie vivono sulla propria pelle i drammi delle liste d'attesa, della carenza di servizi, della mobilità sanitaria e della fragilità del sistema sanitario calabrese, c'è chi ritiene che la priorità debba essere la tutela del valore degli immobili, la salvaguardia di interessi commerciali o il timore di perdere centralità economica cittadine.
È necessario dirlo con chiarezza: questa impostazione non è soltanto discutibile. È moralmente inaccettabile. La salute pubblica non può essere piegata a logiche di resa. Un ospedale non è un centro commerciale. Non è uno strumento urbanistico. Non è un ammortizzatore economico per attività private. Un ospedale serve un curaro. Servi a salva vite. Serve a garantire ai cittadini il diritto costituzionale alla salute. Ed è gravissimo che nel pieno di una discussione strategica sul futuro sanitario della Calabria ci sia chi ritenga più importante parlare di “desertificazione del centro” piuttosto che di accessibilità delle cure, integrazione sanitaria, innovazione tecnologica, emergenza-urgenza e qualità assistenziale. Perché quando il tema principale diventa la paura della valutazione immobiliare, significa che il paziente è già sparito dal ragionamento.
Germaneto rappresenta oggi, nei fatti, il naturale polo direzionale, universitario e sanitario della Calabria centrale. Lì esistono già l' Università Magna Graecia, la Facoltà di Medicina, il Policlinico universitario, la Cittadella regionale ei principali assi infrastrutturali e di collegamento. Pensare che il nuovo ospedale debba sorgere in connessione con questo ecosistema sanitario e formativo non è una scelta ideologica: è una scelta moderna, razionale e coerente con tutti i modelli avanzati di organizzazione sanitaria. La medicina moderna non si costruisce separando ospedale, università, ricerca e formazione. Si costruisce integrandole. Tutti i sistemi sanitari avanzati puntano sulla concentrazione delle eccellenze, sull'integrazione funzionale, sulla prossimità tra cura, ricerca, didattica e innovazione. Solo chi è fermo ad una visione vecchia e localistica può immaginare oggi un modello sanitario frammentato e scollegato.
Ed è qui che emerge la contraddizione più grande. Per anni si è parlato della necessità di far crescere Catanzaro verso sud, verso il mare, verso un modello policentrico e moderno. Oggi gli stessi ambienti politici e culturali che un tempo contestavano la “città chiusa sui colli” diventano improvvisamente difensori di una visione conservativa, immobile e ripiegata su sé stessa. La verità è semplice: non si sta difendendo il futuro della città. Si stanno difendendo equilibri consolidati, interessi localizzati e rendite di posizione. Ma il futuro di Catanzaro non può essere ostaggio della paura . E soprattutto non può essere ostaggio degli egoismi.
Difendere la strategicità di Germaneto non significa cancellare il Pugliese-Ciaccio. Nessuno mette in discussione il valore storico, professionale e sanitario del presidio cittadino, che deve anzi essere riqualificato, rafforzato e specializzato all’interno di una rete sanitaria moderna. Ma altra cosa è usare il Pugliese come scudo politico per impedire una scelta strategica necessaria alla Calabria. Perché il nuovo ospedale non deve servire soltanto una parte della città. Deve servire una regione intera. Deve essere facilmente raggiungibile. Integrato con le infrastrutture. Contatto con università e ricerca. Capacità di attrarre professionalità, innovazione e investimenti.
Chi continua a ridurre tutto ad una battaglia di quartiere dimostrando di non aver compreso la portata storica della scelta che Catanzaro ha davanti. La vera sfida per Catanzaro non è difendere artificialmente gli equilibri del passato, ma costruire finalmente una visione di futuro all'altezza del ruolo di Capoluogo di Regione. Una città moderna non si salva trattenendo funzioni per paura dello svuotamento. Si rilancia investendo in innovazione, servizi, università, ricerca, mobilità e qualità urbana. Ed è su questo terreno che oggi si misura la serietà della politica e della classe dirigente”.

