VIDEO | Nel corso dell’evento è emersa l’importanza di investire sui ragazzi. Il tecnico: «Siamo in un Paese in cui manca il coraggio di dare la possibilità a questi giovani di potersi esprimere»
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La tredicesima edizione del Premio Ceravolo, celebrata a Catanzaro nella sede del Comitato Regionale Calabria della LND, ha trasformato la struttura sportiva nel centro nevralgico del dibattito sul futuro del calcio italiano. L'evento, nato da un'intuizione del giornalista e conduttore televisivo Maurizio Insardà, ha messo al centro della riflessione la valorizzazione dei giovani e la necessità di un cambio di rotta culturale per rilanciare le selezioni azzurre.
L'ideatore del premio, Insardà, ha rimarcato le motivazioni che hanno portato alla scelta del principale premiato della serata: «Silvio Baldini rappresenta in pieno la signorilità, la purezza e la genuinità. Il calcio vive un momento di grande crisi e il futuro passa proprio dai giovani. Vedere giocatori italiani è diventato molto difficile a causa dell'invasione di fondi e presidenti stranieri. L'Under 21 sta disputando un ottimo campionato di qualificazione e il bacino a cui attingere deve essere questo, affinché la nostra amata Nazionale possa ritornare ad essere ciò che è sempre stata».
Protagonista assoluto della serata è stato Silvio Baldini, allenatore dell'Italia Under 21, premiato per la sua autenticità e per un approccio al pallone fondato sui valori umani. Nel ringraziare gli organizzatori, il tecnico ha richiamato l'importanza della fame sportiva per raggiungere i traguardi più alti: «Qualcosa di buono sono riuscito a fare, quindi vi ringrazio. È bello essere qui. Oltre a loro ringrazio anche quelli del Comitato che hanno organizzato questa festa. Bisogna avere fame. Le persone che ci mettono la passione riescono a ottenere grandi risultati. Senza quella non si va da nessuna parte».
Incalzato sul tema del vivaio e sul ricambio generazionale dopo le recenti amarezze della Nazionale Maggiore, il selezionatore ha difeso la scelta di dare spazio alle nuove leve: «È normale che se tu punti sui giovani hai una risposta migliore rispetto a quella che ti possono dare i giocatori già attempati. Perché chi è giovane ha la speranza, la fiducia, ha dei sogni, ha voglia di arrivare. E soprattutto è invaso dalla passione. Purtroppo noi siamo in un paese in cui manca il coraggio di dare la possibilità a questi giovani di potersi esprimere. Quando ho dovuto fare la mia parte l'ho fatta. Hanno giocato 19 debuttanti nella Nazionale Maggiore e sono stato strafelice per le loro prestazioni, perché hanno dimostrato che nel calcio che conta ci possono stare anche loro». Baldini ha poi speso parole di stima per il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra: «Non ha bisogno di nessun consiglio perché è stato l'ultimo allenatore vincente nella Nazionale, ha vinto l'Europeo e conosce benissimo l'ambiente. È stato un grande campione e ha dimostrato sul campo di essere uno dei più bravi».
L'analisi della crisi strutturale è proseguita con l'intervento di Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, insignito di un riconoscimento speciale. Abete ha fotografato il netto calo di impiego dei calciatori italiani nella massima serie attraverso un confronto storico: «Nel 2006, quando vincemmo i mondiali, Lippi poteva contare su giocatori italiani selezionabili pari al 70% circa dei minuti giocati in Serie A. Oggi questa percentuale è scesa intorno al 30%. C'è un utilizzo limitato di giocatori italiani e a maggior ragione di giovani. Pur ottenendo risultati positivi nelle rappresentative giovanili fino all'Under 20, non riusciamo poi a fare il salto di qualità»". Sulla possibilità di introdurre limiti per frenare l'afflusso di atleti esteri, il presidente della LND ha chiarito l'impossibilità di percorrere vie normative rigide per via della legislazione comunitaria: «Non si può superare il problema attraverso tetti o vincoli che non sono possibili. Lo sport non ha una specificità riconosciuta a livello di Unione Europea, per cui vale la libera circolazione dei lavoratori. Ci vuole un gentleman agreement, una capacità da parte delle società di capire che bisogna investire in giocatori italiani e in giovani selezionabili. Bisogna aiutare le società con delle incentivazioni, come avviene in Serie B, in Serie C e tra i dilettanti, dove diamo una premialità ai club che utilizzano maggiormente i giovani». Abete ha portato come esempio di gestione virtuosa il Catanzaro guidato dal presidente Floriano Noto, sottolineando anche il lavoro di scouting svolto sul territorio: «Nelle rappresentative della LND, coordinate da Massimo Piscetta, valorizziamo i ragazzi fino all'Under 15. Molti passano nei professionisti, ma il percorso si interrompe verso i vent'anni. Bisogna creare continuità».
A fare da cornice all'evento, oltre a Saverio Mirarchi, presidente del CR Calabria e diversi esponenti dello Stato e del calcio, sono state le considerazioni dello storico giornalista e saggista Italo Cucci, la cui presenza ha arricchito il valore culturale della manifestazione. Il celebre saggista e firma storica del giornalismo italiano ha impreziosito il parterre dei grandi ospiti, offrendo spunti di riflessione lucidi e appassionati sullo stato attuale del calcio, sulla memoria storica del movimento e sul legame indissolubile tra racconto sportivo e valori umani.
Le dichiarazioni emerse durante la serata tracciano una rotta ben precisa per gli anni a venire augurandosi che il futuro del calcio italiano punti a un netto e coraggioso investimento sulle risorse umane del nostro territorio. Se da un lato l'esperienza di Silvio Baldini dimostra che i giovani possiedono la fame, l'entusiasmo e le qualità tecniche per competere ai massimi livelli quando gli viene concessa fiducia, dall'altro l'analisi rigorosa di Giancarlo Abete definisce il metodo operativo per trasformare queste potenzialità in un sistema sostenibile. Senza la possibilità di imporre vincoli normativi rigidi, la vera sfida dei prossimi anni si giocherà sulla capacità dei club di sottoscrivere un patto d'onore morale ed economico, facendo delle premialità e della valorizzazione dei vivai la risposta concreta alla crisi di presenza di atleti italiani nei campionati vertice.

