Cala il sipario sulla carriera dell’arbitro più longevo del basket italiano. Carmelo Lo Guzzo, 54 anni, originario di Catanzaro e iscritto alla sezione di Pisa dell’Associazione Italiana Arbitri Pallacanestro, ha diretto la sua ultima partita al termine di Gara 3 della finale scudetto tra Milano e Venezia, mettendo fine a un percorso straordinario durato trent’anni ai massimi livelli. Con il fischio finale della sfida tricolore si è conclusa una carriera che lo ha visto diventare un punto di riferimento assoluto della classe arbitrale italiana. Lo Guzzo lascia infatti con due primati destinati a restare nella storia: il maggior numero di gare arbitrate nei campionati professionistici e il record di stagioni consecutive in Serie A, ben trenta.

L’esperienza del direttore di gara calabrese era iniziata nel massimo campionato nel 1996. Da allora ha attraversato epoche, generazioni di giocatori e cambiamenti regolamentari, mantenendo sempre un ruolo di primo piano sui parquet italiani e nelle partite più importanti della stagione.

«Tutto ha un inizio e una fine, anche le cose più belle. Con Gara 3 della Finale Scudetto si chiude il mio percorso da arbitro», ha scritto Lo Guzzo nel messaggio con cui ha annunciato il ritiro. Parole che racchiudono il senso di una carriera vissuta all’insegna della passione e della dedizione.

«In questi anni ho avuto il privilegio di stabilire i record di campionati arbitrati e di presenze in Serie A. Non sono mai stato il migliore, ma ho sempre cercato di migliorarmi ogni giorno, studiando e lavorando con impegno, sacrificio, passione e professionalità, per essere sempre il più preparato possibile di fronte all’evoluzione del gioco e alle direttive tecniche», ha aggiunto il fischietto catanzarese. Lo Guzzo era diventato a fine maggio il direttore di gara italiano con il maggior numero di partite dirette nei campionati professionistici, un ulteriore traguardo che si aggiungeva al primato delle stagioni nel massimo campionato. Numeri che testimoniano continuità, affidabilità e capacità di restare ai vertici per tre decenni. Nel suo saluto finale non sono mancati i ringraziamenti rivolti ai dirigenti federali, agli organi tecnici, ai colleghi arbitri, alle società, agli allenatori e ai giocatori: «Grazie ai dirigenti federali, ai dirigenti arbitrali, agli istruttori, agli organi tecnici e ai designatori per la fiducia e le opportunità che mi hanno concesso. Grazie a tutti i colleghi con cui ho condiviso questo straordinario viaggio, dentro e fuori dal campo». Un pensiero speciale è stato dedicato alla famiglia, che lo ha accompagnato lungo un percorso fatto di trasferte, sacrifici e lunghissime assenze da casa. «Porterò con me ricordi, emozioni, amicizie e insegnamenti che mi accompagneranno per tutta la vita», ha concluso.