Le Aquile giallorosse, vittoriose nell’andata della semifinale playoff per 3-0 contro il Palermo, sono uno dei club che puntano di più su italiani e giovani di talento. A dare la svolta la gestione di patron Floriano Noto. E con la riqualificazione del “Ceravolo” e il nuovo centro sportivo di Simeri Crichi si può sognare ancora più in grande
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C’era una volta il glorioso Catanzaro degli anni ‘70 e ’80. Il primo club calabrese a raggiungere la Serie A. Un team guidato da volti storici del calcio italiano come Gianni Di Marzio. La squadra che fece da palcoscenico per giocatori di un certo peso, come bomber Massimo Palanca e Claudio Ranieri. Già, proprio Sir Claudio, quello della storica Premier League col Leicester, ma diversi decenni prima bandiera dei giallorossi di Calabria, nonché primatista di presenze in A e, oggi, cittadino onorario del capoluogo. Erano i tempi d’oro, di una bella favola che, purtroppo, sembrava non potersi più ripresentare tra fallimenti, retrocessioni e campionati minori.
Il cambio di marcia
Ma da un po’ di anni qualcosa è cambiato: i tifosi e gli addetti ai lavori se ne sono accorti e forse quella bella favola può davvero tornare a essere riscritta. Da questo punto di vista, decisiva è stata ed è tuttorala nuova e intelligente gestione dell’imprenditore Floriano Noto, presidente e amministratore del Catanzaro dal 2017: sotto la sua guida, infatti, in circa un lustro le Aquile sono riuscite a uscire da una situazione sportiva e debitoria complessa, ottenendo finalmente la promozione in B nella stagione 22/23,17 anni dopo l’ultima volta, con ben 5 giornate d’anticipo e dopo aver macinato record su record.Da quel momento in poi è stato un crescendo di visione e strategie, che hanno consentito di evitare un qualcosa che in Italia troppo spesso accade: il “sali e scendi” di categoria praticamente immediato. Il Catanzaro, invece, ha seguito tutt’altro percorso, culminato con la stagione attuale: un quinto posto da neopromosso, venendo eliminato solamente in semifinale playoff dalla Cremonese, nel 23/24, un’altra semifinale playoff nel 24/25, cedendo il passo allo Spezia e, infine, nel 25/26, la qualificazione agli spareggi per la Serie A con diversi turni d’anticipo.Ma le Aquile”non si sono fermate a una buona regular season e quest’anno sono andate oltre i loro limiti: successo rotondo per 3-0 contro l’Avellino al primo turno dei playoff e stesso risultato nell’andata della semifinale contro il Palermo, una delle favorite al titolo per i bookmakers. Mercoledì al “Barbera” si giocherà il ritorno e il Catanzaro è a un passo dalla finalissima per accedere in Serie A, da disputare nel caso contro una tra Juve Stabia e Monza. E tutto questo nonostante i dubbi di inizio anno: la squadra, infatti, è stata rifondata in campo e in panchina, dove a Fabio Caserta è subentrato Alberto Aquilani, ex calciatore di Roma, Juventus, Liverpool e Milan e con alle spalle esperienze da allenatore al Pisa e alla Fiorentina Primavera. Una scommessa rivelatasi decisamente azzeccata.
Le chiavi del successo
La filosofia del tecnico nativo di Roma si è dimostrata totalmente in simbiosi con quella societaria: spazio ai giovani e ai calciatori italiani. La chiave del successo del Catanzaro 2025/2026, infatti, può essere individuata anche nel loro utilizzo, in un periodo storico in cui si parla di mancanza di talento e di prodotti per la Nazionale azzurra. Solo per fare alcuni nomi: Rispoli (in prestito dal Como), Nuamah (in prestito dal Sassuolo), Favasuli, Liberali (a segno contro il Palermo), Alesi, Cisse (promesso sposo del Milan), diventati tutti protagonisti in cadetteria. Costo? Praticamente zero. Accanto a questi under 21 l’esperienza di capitan Iemmello (protagonista assoluto contro il Palermo con una doppietta), Petriccione, Pigliacelli e compagnia, oltre alla piacevole sorpresa Pittarello. Un mix spensieratezza e certezze che sta facendo le fortune del Catanzaro: il club calabrese è nella Top-5 in Serie B con l’età media più bassa (25,5) e per utilizzo di italiani (solo 6 stranieri in rosa, al pari del Pescara retrocesso). Nonostante questo, i giallorossi si trovano ai piedi della Top-5 (sesto posto) per valore del team: davanti solo squadre blasonate e costruite per la promozione diretta, ovvero Venezia, Monza, Sampdoria, Palermo e Frosinone. Numeri che testimoniano quanto di buono fatto non solo sul rettangolo verde: abbiamo menzionato la guida di Aquilani, con un calcio “fresco” e diretto, ma non bisogna tralasciare il lavoro di altri componenti dello staff, come il direttore sportivo Ciro Polito, la cui esperienza in A e sinergia col tecnico stanno facendo la differenza. Certo, alcuni aspetti vanno limati e le pecche non mancano: lo dimostra, ad esempio, il filotto di tre partite in cui i giallorossi si sono fatti raggiungere per tre volte allo scadere, nell’aprile scorso. Risultati che hanno lasciato l’amaro in bocca a mister Aquilani, ma che si possono identificare in piccoli incidenti di percorso, fisiologici e dettati spesso dall’inesperienza (avere tanti giovani in rosa può avere i suoi pro e i suoi contro). Ma il gioco vale decisamente la candela: bisogna saper rischiare se si vuole ottenere qualcosa di positivo e il Catanzaro “dei ragazzi” e che “parla italiano” ci sta riuscendo, come testimonia la terza stagione di fila ai playoff. E occhio, perché tra pochi giorni si gioca la partita della verità e delle conferme.
Il sogno continua
La voglia di stupire non si ferma qui: per il “Ceravolo” è previsto un progetto di restyling, con la riqualificazione quasi totale dell’impianto e, soprattutto, la demolizione e ricostruzione della Curva Massimo Capraro, cuore del tifo “caldo” giallorosso. Non solo, l’aria di modernità si respira anche a pochi chilometri dal capoluogo calabrese, precisamente a Simeri Crichi, dove nascerà il nuovo centro sportivo da 23 ettari, sette campi e strutture ricettive, per un totale di circa 10 milioni di euro. Progetti dentro e fuori dal campo, dunque, che non possono che far sognare in grande i tifosi (chissà, per un magico ritorno in Serie A) e far sorridere, in generale, tutti gli appassionati di questo sport. Perché nel Paese, l’Italia, della burocrazia, delle autorizzazioni, della confusione dirigenziale, degli impianti fatiscenti, del numero di calciatori stranieri esagerato, della mancanza di talento e di una Nazionale finita nel baratro per la terza volta consecutiva come testimonia l’esclusione dai Mondiali Usa-Messico 2026, esempi virtuosi come il Catanzaro Calcio vanno esaltati e devono rappresentare la normalità, altrimenti quel famoso gap con le maggiori leghe di cui si parla da anni non potrà mai essere colmato. Sognare in grande è lecito. Cambiare si può. Basta chiedere consiglio a qualcuno in fondo allo Stivale.

