I giallorossi volano in finale Playoff di Serie B soffrendo al Barbera di Palermo. L’immagine simbolo della notte è quella di giovane talento calabrese: ferito, stanco, ma ancora in piedi a lottare per la sua squadra. Lo avevamo intervistato a inizio stagione: ecco il VIDEO
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C’è una fotografia che racconta la semifinale dei playoff più di qualsiasi risultato. Costantino Favasuli ha il naso che sanguina, il fiato corto e le braccia aperte dentro il rumore assordante del Barbera. Attorno a lui il Palermo spinge, il pubblico urla, la partita diventa battaglia. Lui invece continua a correre. Per oltre ottanta minuti. Senza chiedere il cambio, senza tirarsi fuori dal dolore. E forse è proprio questa l’immagine più vera della notte che porta il Catanzaro in finale playoff dopo la doppia semifinale contro i rosanero. Al Barbera finisce 2-0 per il Palermo, ma il 3-0 conquistato all’andata basta ai giallorossi per difendere il vantaggio e prendersi la finale. Dentro quella sofferenza collettiva, dentro una gara giocata con il cuore prima ancora che con le gambe, la faccia sporca di sangue di Favasuli diventa quasi un manifesto. Perché il ragazzo partito dai campetti di Africo continua ancora oggi ad avere addosso la stessa fame di quando rincorreva un pallone per strada.
A inizio stagione, parlando del suo percorso, Favasuli aveva raccontato con semplicità cosa significhi lasciare casa molto presto per inseguire il calcio vero (giovanissimo è partito per Firenze facendo tutta la trafila nelle giovanili della Viola ndr.). «Quando sono andato via da casa sono cresciuto in fretta», spiegava. Una frase semplice, ma che dentro il rumore del Barbera sembra quasi prendere forma concreta. Perché crescere in fretta significa anche imparare a restare in piedi nelle serate più dure. Stringere i denti mentre il sangue scende dal volto e la partita si trasforma in battaglia nervosa. Nell’intervista emergeva soprattutto il legame con la sua terra. «Africo per me significa tutto», raccontava ancora, parlando del suo paese con orgoglio autentico. E aggiungeva: «Portarmi dietro la Calabria è una responsabilità ma anche una forza».
Parole che tornano inevitabilmente in mente guardando quella fotografia. Perché dentro quel volto segnato ci sono i sacrifici, le rinunce, i viaggi lontano da casa e la voglia feroce di dimostrare che anche da un piccolo paese si può arrivare fino a una semifinale playoff di Serie B. Favasuli, mesi fa, aveva spiegato anche quanto il lavoro quotidiano abbia inciso nel suo percorso: «Non ho mai pensato di essere arrivato. Ogni allenamento è un’occasione per migliorare». E forse è proprio questo che oggi piace tanto ai tifosi del Catanzaro: quella sensazione continua di avere davanti un ragazzo vero, prima ancora che un talento.
Mentre il Palermo prova fino all’ultimo a riaprire la qualificazione spinto da un Barbera infuocato, il Catanzaro resiste e si aggrappa anche allo spirito dei suoi uomini più giovani. Quelli che magari non fanno sempre rumore, ma che dentro partite così lasciano tracce profonde.



