La Dieta Mediterranea come linguaggio universale della salute e come espressione del saper fare italiano. È il tema dell'incontro "La lingua della salute. Scienza, alimentazione e Dieta Mediterranea come espressione del saper fare italiano", in programma per alle 16 nell'Aula Magna A dell'Università Magna Graecia di Catanzaro, nell'ambito della XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L'iniziativa vede insieme la Società Dante Alighieri, con il Comitato di Tropea, il Consiglio regionale della Calabria, il Rotary Club Catanzaro Tre Colli, la Fondazione Machiavelli e la Scuola di Specializzazione in Malattie dell'Apparato Digerente dell'UMG. A moderare sarà Franco Laratta, direttore responsabile di LaC.

Dopo i saluti istituzionali del prorettore vicario Giuseppe Chiarella, dell'assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo, di Titty Rando (Società Dante Alighieri – Comitato di Tropea), Paola Roncada e Aquila Villella (UMG), Daniele Scalea (Fondazione Machiavelli) e Pietro Cianglia (Rotary Club Catanzaro Tre Colli), l'apertura dei lavori sarà affidata al prof. Ludovico M. Abenavoli, ordinario di Gastroenterologia dell'UMG.

Particolarmente significativa la presenza dell'assessore regionale Gianluca Gallo, che contribuirà al confronto sul ruolo strategico delle produzioni agroalimentari calabresi e delle filiere territoriali.
 

Il programma si sviluppa poi attraverso una serie di "lingue": delle istituzioni (Rossana Caridà), del cuore (Daniele Torella), del diritto (Maria Carlotta Rizauto), del patrimonio (Domenico Bilotti), del territorio (Giuseppe Porcelli, Distretto del Cibo del Territorio Rurale Vibonese) e della terra (Fabio Borrello, Coldiretti CZ-KR-VV).

Ampio il respiro internazionale con "La lingua della salute nel mondo": in collegamento Roberto Vicinanza dalla University of Southern California, Luigi Boccuto dalla Clemson University e Nataša Milić dall'Università di Novi Sad. Alle 18.10 Laratta dialogherà con i relatori sul tema "La salute parla italiano?", prima delle conclusioni previste alle 18.30.

Alla vigilia dell'appuntamento abbiamo chiesto al prof. Abenavoli di spiegare il senso dell'iniziativa, i suoi obiettivi e le strategie per riportare la Dieta Mediterranea al centro della vita quotidiana.

Professore, perché parlare di salute e Dieta Mediterranea all'interno della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo? In che senso l'alimentazione è anche una "lingua"?

«La lingua italiana non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma rappresenta un patrimonio di conoscenze, tradizioni e valori che identificano il nostro Paese nel mondo. L'alimentazione, e in particolare la Dieta Mediterranea, costituisce una delle espressioni più autentiche di questo patrimonio. Attraverso il cibo raccontiamo la nostra storia, i territori, le comunità e un modo di intendere la vita che mette al centro la convivialità, l'equilibrio e il benessere. La Dieta Mediterranea è una lingua universale perché riesce a mettere in comunicazione popoli e culture differenti, trasmettendo un messaggio condiviso di salute e sostenibilità. Non dimentichiamo che proprio in Calabria, a Nicotera, furono condotti importanti studi che contribuirono alla conoscenza scientifica di questo modello alimentare. Parlare della lingua della salute significa quindi raccontare un'eccellenza italiana che affonda le proprie radici anche nella nostra terra».

Qual è l'obiettivo principale dell'incontro: divulgare conoscenze scientifiche, valorizzare un modello culturale o entrambe le cose?

«Certamente entrambe. Il nostro obiettivo è dimostrare come la salute non sia esclusivamente una questione sanitaria, ma il risultato dell'interazione tra conoscenze scientifiche, cultura, ambiente e comportamenti individuali. La Dieta Mediterranea rappresenta perfettamente questa sintesi, in quanto è un modello alimentare sostenuto da solide evidenze scientifiche nella prevenzione delle principali malattie croniche, ma è anche un patrimonio culturale immateriale riconosciuto dall'UNESCO. Con questa iniziativa vogliamo portare la scienza fuori dai laboratori e dalle aule universitarie, rendendola accessibile ai cittadini e trasformando le conoscenze in consapevolezza. Credo che una delle missioni fondamentali dell'Università sia proprio questa: non limitarsi a produrre sapere, ma contribuire concretamente al miglioramento della qualità della vita delle comunità».

Il programma mette insieme medici, giuristi, istituzioni, mondo agricolo e università straniere. Perché questa scelta di un approccio così multidisciplinare?

«Perché oggi la salute non può più essere interpretata attraverso una sola disciplina. La prevenzione comincia molto prima dell'ingresso in un ambulatorio e coinvolge le scelte alimentari, l'educazione, le politiche pubbliche, la tutela delle produzioni e la valorizzazione dei territori. Abbiamo voluto costruire un programma nel quale ciascuna competenza contribuisse a raccontare una diversa dimensione della Dieta Mediterranea: dalla prevenzione cardiovascolare alla nutrizione e al metabolismo, dalla tutela giuridica delle produzioni agroalimentari al ruolo delle istituzioni, fino al contributo fondamentale dell'agricoltura e delle filiere territoriali. In questo contesto assume particolare significato la partecipazione dell'assessore regionale all'Agricoltura Gianluca Gallo, a testimonianza dell'importanza di un dialogo concreto tra ricerca scientifica e politiche di valorizzazione del patrimonio agroalimentare calabrese. Il ruolo della Regione è fondamentale per sostenere le produzioni di qualità, rafforzare le filiere locali e promuovere un modello di sviluppo che sappia coniugare salute, sostenibilità e identità territoriale. La presenza di Coldiretti, del Distretto del Cibo e di rappresentanti del mondo accademico internazionale rafforza ulteriormente questa visione. Il messaggio che vogliamo trasmettere è semplice: la salute si costruisce attraverso un'alleanza tra Università, istituzioni, sistema produttivo e cittadini. È questa la prospettiva che deve guidare le moderne politiche di prevenzione».

La Dieta Mediterranea è celebrata ovunque, eppure anche in Calabria e nel Sud molti la stanno abbandonando. Quali strategie servono per riportarla nella vita quotidiana, soprattutto dei più giovani?

«È uno dei grandi paradossi del nostro tempo: possediamo uno dei modelli alimentari più studiati e apprezzati al mondo, ma rischiamo progressivamente di allontanarcene proprio nei territori che ne hanno custodito le origini. La crescente diffusione di alimenti ultraprocessati, la sedentarietà e il cambiamento degli stili di vita stanno contribuendo a modificare profondamente le abitudini alimentari delle nuove generazioni, favorendo sovrappeso, obesità e malattie metaboliche. Dobbiamo ripartire dalle nostre origini e dall'educazione alimentare nelle scuole, coinvolgendo le famiglie e rendendo i giovani protagonisti di una nuova cultura della prevenzione. Ma non basta spiegare cosa mangiare: occorre rendere le scelte salutari concretamente accessibili, valorizzando i prodotti locali, la stagionalità, le mense scolastiche e la filiera corta. La Dieta Mediterranea non deve essere raccontata come un modello nostalgico appartenente al passato, ma come una scelta moderna, scientificamente fondata e sostenibile. La vera sfida è trasformare un patrimonio che il mondo ci riconosce e, per certi versi, ci invidia, in un'abitudine quotidiana delle nuove generazioni».

Con i collegamenti da Stati Uniti e Serbia l'evento guarda al mondo: che ruolo può avere la Calabria, e l'Università Magna Graecia in particolare, nel promuovere a livello internazionale il modello italiano di salute e alimentazione?

«La Calabria possiede tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio internazionale di ricerca, formazione e promozione della Dieta Mediterranea. Abbiamo una straordinaria biodiversità agroalimentare, tradizioni radicate e una storia scientifica che ci assegna un ruolo significativo nello studio di questo modello. L'Università Magna Graecia può rappresentare il punto di incontro tra queste risorse territoriali e le reti internazionali della ricerca. I collegamenti con le università statunitensi e serbe, attraverso i contributi dei colleghi Roberto Vicinanza, Luigi Boccuto e Nataša Milić, testimoniano la volontà di costruire un dialogo scientifico che superi i confini geografici e valorizzi la nostra identità culturale. Il nostro obiettivo deve essere quello di promuovere collaborazioni internazionali, progetti di ricerca e iniziative formative capaci di coniugare alimentazione, prevenzione, innovazione e sviluppo territoriale. Sono convinto che la Calabria debba superare una visione periferica di sé stessa e acquisire maggiore consapevolezza del proprio potenziale. Non dobbiamo limitarci a raccontare al mondo le nostre tradizioni: dobbiamo trasformarle in conoscenza, ricerca e opportunità per il futuro. È questo, in fondo, il significato più profondo della nostra iniziativa: fare della lingua italiana e della Dieta Mediterranea due strumenti complementari di dialogo, identità e promozione della salute nel mondo».