Vincitori di mobilità che non possono prendere servizio. Succede anche questo in Calabria, dove il reclutamento di nuovo personale sanitario rischia di essere frenato dai dinieghi opposti dalle aziende che non rilasciano i nulla osta al trasferimento del proprio personale.

Il paradosso matura nell’ambito delle procedure indette da Azienda Zero per reclutare operatori sociosanitari e infermieri da destinare ad ospedali e ai presidi territoriali. Si tratta dei maxi concorsi banditi dall’ente di governance – 349 posti da infermiere e 176 da oss – preceduti dalle procedure di mobilità a cui hanno partecipato coloro che ambiscono a rientrare in Calabria o più semplicemente ad avvicinarsi ai luoghi di residenza. 

Concluso l’iter e stilata la graduatoria, il 21 settembre scorso è stata fissata la scadenza – in 30 giorni – per il rilascio dei nulla osta da parte delle aziende che hanno in organico personale inserito in graduatoria e quindi abilitato al trasferimento in altra azienda, ma a due giorni dalla scadenza del termine nulla si muove. Un presidio, con il coordinamento del Si Cobas, ha quindi inscenato un sit in davanti la Cittadella, è stato chiesto un incontro al dg di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, che ha incontrato gli idonei.

I racconti sono di lavoratori che non riescono a rientrare nei territori di residenza, a causa dei dinieghi opposti dalle aziende in cui prestano servizio con poco personale in organico. «Sono dieci anni che lavoro a Locri e non sono mai riuscito ad avvicinarmi a casa benché sia per la seconda volta vincitore di mobilità» racconta Antonio Rizza, operatore socio sanitario in servizio all’ospedale di Locri nel reparto di Cardiologia, dipendente dell’Asp di Reggio Calabria.

«Per la seconda volta mi viene negato il nulla osta e la possibilità di svolgere una vita normale e di lavorare vicino casa. Io abito a Crotone ma andrebbe bene anche Catanzaro – spiega – perché potrei viaggiare e tornare a casa ogni giorno. Adesso a Locri ho una casa in affitto, sostengo inoltre spese di viaggio e di gasolio. Mi porto a casa metà dello stipendio: lo stipendio di un oss sappiamo essere di 1.500 euro quindi sto resistendo nella speranza di poter avere anche io una vita normale ma fino ad oggi mi è stata negata».

Stesso disagio vissuto da Pietro Ciardullo, oss in servizio all’ospedale di Lamezia Terme nel reparto di Urologia. Dall’Asp di Catanzaro ha chiesto il trasferimento all’Asp di Cosenza. «Ho partecipato al concorso oss risultando vincitore di mobilità alla posizione 105 e la mia azienda non vuole dare il nulla osta, stanno palleggiando tra reparto e direzione dell’Asp» specifica. 

«Il reparto, a corto di personale, ha trasmesso nulla osta positivo ma chiedendo la sostituzione dell’unità mancante, la direzione ha rinviato la palla al reparto chiedendo di rilasciare nulla osta positivo o negativo. Il primario ha quindi alzato le mani perché il personale non c’è. Ancora oggi non mi è stato comunicato nulla. Mi sembra illogico che aziende che richiedono personale poi non rilascino il nulla osta per il proprio personale».

A portare la manifestazione sotto la sede istituzionale della Regione Calabria è stato il Si Cobas, una decina i vincitori di mobilità che hanno aderito al sit in. «È una cosa vergognosa, le aziende devono dire sì o no» spiega Roberto Laudini, responsabile regionale del sindacato. «Non possono decidere l’ultimo giorno mentre i lavoratori aspettano con ansia una risposta. Siamo qui – aggiunge – per chiedere ad Azienda Zero o al dipartimento Salute di sbloccare questa situazione. Si decida, se la mobilità serve e si fa, bisogna poi dar seguito alle procedure».