I ragazzi hanno inteso valorizzare, attraverso il loro impegno, un luogo che non è soltanto una testimonianza del passato, ma una parte viva dell’identità della comunità di origine albanese
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Ci sono gesti che sembrano piccoli soltanto a chi li guarda da lontano. Per chi vive un territorio, invece, possono avere il peso e il significato di una promessa: quella di non lasciare che la propria storia venga dimenticata. È con questo spirito che, anche quest’anno, un gruppo di giovani volontari di Vena di Maida ha scelto di rimboccarsi le maniche e di prendersi cura della “Fontana Grande”, uno dei luoghi simbolo della comunità di origine albanese. Un appuntamento che si rinnova nel tempo e che racconta una forma semplice e concreta di amore per il proprio paese. Armati di buona volontà, i ragazzi hanno ripulito la fontana da cima a fondo, restituendo decoro a un luogo che non è soltanto una testimonianza del passato, ma una parte viva dell’identità della comunità. Perché la Fontana Grande custodisce memoria. Ha visto generazioni passare, incontri, giornate di vita quotidiana e racconti tramandati nel tempo. Prendersene cura significa, quindi, proteggere qualcosa che appartiene a tutti.
È questa la cittadinanza attiva nella sua forma più bella: non limitarsi a parlare del proprio territorio, ma scegliere concretamente di migliorarlo. Senza clamore, senza aspettarsi nulla, semplicemente mettendo a disposizione tempo, energie e passione. È vero: il bene si fa e non si dice. Ma raccontarlo, qualche volta, è necessario. Non per celebrare chi lo compie, ma per riconoscere il valore di chi decide di esserci e di fare la propria parte. Perché sono proprio questi gesti, spesso lontani dai riflettori, a costruire il senso di una comunità.
Ad immortalare i lavori sono state Giulia Ciliberto ed Erika Forte di “Vina Katund Ime” attraverso un filmato che racconta di una giornata fatta di impegno, appartenenza e amore per le proprie radici. La Fontana Grande oggi è più pulita, più bella, più curata. Ma soprattutto è ancora una volta al centro di una storia che tiene insieme memoria e partecipazione. Perché quando una comunità sceglie di prendersi cura della propria storia, non sta semplicemente pulendo un luogo: sta facendo brillare la propria identità per consegnarla, con orgoglio, a chi verrà dopo.


