Successo di pubblico e di critica a Soverato per la prima nazionale della tragedia greca "Le Troiane" riletta in chiave contemporanea, portata in scena dalla scuola di teatro Spazio Scenico.

Non si è spesa l'eco del successo de "Le Troiane - Le voci delle vinte" a Soverato. A distanza di giorni dalla prima assoluta del 3 e 4 agosto, la produzione dell'associazione e scuola di teatro Spazio Scenico , ha lasciato il segno. Perchè per due serate Soverato ha avuto il suo Teatro Greco . Non tra le pietre di un'antica arena, ma tra la gente, sotto le stelle della città, sul lungomare della Perla dello Ionio. La tragedia di Euripide riletta in chiave contemporanea sotto la regia, impeccabile, di Franco Procopio, è riuscita a trasformare un mito antico in una riflessione potentissima sul presente e sui conflitti che stanno segnando il nostro tempo.

Parole, corpi, musica si sono intrecciati alla perfezione dall'inizio alla fine dell'opera. Dopo la caduta di Troia, sono le donne che nella perdita rivendicano dignità: madri, spose, figlie, Ecuba, Ginevra, Andromaca, Cassandra, sono testimoni e vittime della storia. 80 le persone coinvolte , tra attori, comparse, maestranze. Un cast di giovani professionisti ha regalato interpretazioni di grande intensità. Il tutto reso ancora più spettacolare grazie ai costumi sapientemente realizzati da Mariella Bruzzese , alla scenografia imponente firmata da Pino Procopio con un maestoso cavallo di Troia di ben nove metri, al video mapping di Gianni Bruzzese , alle musiche originali del talentuoso Igor Gullà che con il giusto equilibrio tra parole e sonorità è riuscito a rendere ogni scena di forte impatto.

«Lo spettacolo finisce, le luci si spengono, eppure ciò che è accaduto continua a vivere nelle persone. Sapere che la nostra nuova produzione ha suscitato emozioni, riflessioni, conversazioni accese rappresenta per noi il risultato forse più prezioso. Quando abbiamo iniziato a immaginare, sapevamo di aver scelto una strada impegnativa. Portare Euripide davanti al pubblico di oggi significava confrontarsi con una parola antica e potente, attraversata dai secoli eppure ancora capace di parlare al nostro tempo con impressionante lucidità – è il commento degli organizzatori una volta spesi i riflettori -. Significava, insieme, dare forma a una macchina teatrale articolata, mettere in relazione linguaggi, sensibilità e mestieri diversi, trovare una misura comune. Ci abbiamo creduto fin dal primo momento. E abbiamo voluto farlo in Calabria, a Soverato, perché crediamo profondamente nelle possibilità di questa terra. Qui esiste un patrimonio di talenti, competenze e professionalità che merita occasioni capaci di rendere visibile. Artisti, tecnici, creativi, maestranze, persone che conoscono il proprio mestiere e che possono misurarsi con produzioni ambiziose laddove trovano lo spazio e le condizioni per farlo. La complessità del progetto era scritta già nel copione.

Al centro, un cavallo monumentale, presenza imponente e simbolica, concepito per dominare lo spazio dell'Anfiteatro e diventare parte stessa della drammaturgia. Idearlo, costruirlo, trasportarlo, montarlo e inserirlo nell'architettura dello spettacolo ha richiesto progettualità, esperienza e una perfetta sintonia tra competenze diverse. Intorno a quella maestosa presenza si è costruita una scena in continua trasformazione, affidata anche alla luce, una luce che ha scolpito volumi, profondità e atmosfera, accompagnando il mutare della tragedia e trasformando il paesaggio naturale di Soverato in scenografia teatrale. E se sul palcoscenico gli interpreti hanno accolto la responsabilità di dare voce a figure consegnate alla storia del teatro, restituendone la fragilità, la dignità e la forza, intorno a loro regia, scenografia, costumi, musica, coreografia, immagini e suono hanno composto un unico racconto, in un solo respiro.

Le due sere di Soverato ci hanno restituito una platea attenta, sensibile, capace di entrare nell'anima dello spettacolo e di portarla con sé anche dopo l'ultimo applauso. È questa risposta, così generosa e così viva, ad aver dato al nostro lavoro il suo compimento più autentico. Ora restano gli applausi, le immagini, le parole ricevute e la consapevolezza che ciò che abbiamo costruito, a un certo punto, smette di essere soltanto nostro». Dunque tutto esaurito nelle due serate con circa 2000 spettatori e a distanza di giorni, l'eco è ancora viva. Nei commenti del pubblico, negli articoli, nelle conversazioni in città. Un segnale chiaro: Soverato può essere palcoscenico di grande teatro e il teatro può diventare motore di turismo e identità. L'evento targato Spazio Scenico segna quindi un passaggio importante per la città perchè da oggi in avanti anche qui, come a Siracusa, il mito può farsi presente.