In occasione della Festa della Mamma, il TDDM Catanzaro - da 26 anni impegnato nel sostegno alle mamme caregiver nei reparti pediatrici attraverso il progetto “Ospedale Allegro” - lancia la campagna “Cura chi cura”, un’iniziativa che mette al centro il benessere psicologico, emotivo e sociale delle madri che vivono quotidianamente l’esperienza della cura in corsia.

La campagna nasce come un appello aperto a istituzioni, cittadini e comunità per costruire una rete concreta di supporto e si traduce in una serie di richieste precise e urgenti:

1. l’istituzione della figura dello psicologo di reparto;

2. la creazione di sportelli di ascolto psicologico gratuiti dedicati esclusivamente alle mamme caregiver;

3. l’attivazione di gruppi di auto-mutuo aiuto tra mamme per contrastare l’isolamento della corsia;

4. lo sviluppo di protocolli per la gestione dello stress e del burnout emotivo;

5. la costruzione di protocolli di sollievo, con reti di volontariato qualificato che permettano alle mamme anche solo un’ora di distacco necessario per la propria cura personale.

«Da anni osserviamo da vicino la forza straordinaria delle mamme in corsia, ma anche il peso silenzioso che portano ogni giorno - dichiara la presidente Daniela Fulciniti -. La campagna ‘Cura chi cura’ nasce proprio da qui: dalla necessità di non lasciare più sole queste donne e di trasformare la loro esperienza in una responsabilità condivisa. Prendersi cura di chi cura non è un gesto simbolico, ma un dovere collettivo».

Accanto alla campagna, il TDDM presenta anche il manifesto “La mamma è il cuore della cura”, che rappresenta la base valoriale dell’iniziativa e un punto di partenza per un percorso più ampio di sensibilizzazione e cambiamento culturale. Il manifesto si articola in cinque principi fondamentali:

• La mamma non è un’ospite, è la medicina più potente: in corsia, la mamma è la bussola del bambino nel mare della paura.

• Diritto alla fragilità: si dice sempre che le mamme in corsia siano “rocce”, ma anche le rocce possono scheggiarsi. È necessario costruire una comunità che sappia offrire attenzione, ascolto e sostegno anche a chi sostiene.

• Un’alleanza di sguardi: la mamma conosce ogni respiro, ogni smorfia, ogni silenzio del suo bambino. Per questo rappresenta una partner preziosa nel processo di cura.

• La comunità fuori dalle mura ospedaliere: è fondamentale che nessuna mamma si senta dimenticata: la comunità esterna ha un ruolo attivo nel sostegno.

• Una responsabilità collettiva: l’umanizzazione della cura non è un compito esclusivo dei medici, ma un patto condiviso tra pazienti, famiglie, istituzioni e cittadini.

“Questo manifesto non è un punto di arrivo, ma un inizio - conclude Fulciniti -. È uno strumento aperto, destinato a crescere nel tempo insieme alle voci e ai bisogni delle mamme. Solo costruendo una rete reale e partecipata possiamo immaginare un ospedale più umano, dove nessuna madre si senta invisibile e nessuna famiglia venga lasciata sola”.