La Calabria risale nella classifica delle città italiane più sostenibili, ma resta una regione profondamente divisa. Da un lato c'è Cosenza, che conquista il nono posto nazionale e si conferma un'eccezione positiva nel panorama del Mezzogiorno. Dall'altro ci sono gli altri quattro capoluoghi, tutti nella parte bassa della graduatoria, con Reggio Calabria penultima in Italia, davanti soltanto a Napoli. È la fotografia scattata da Ecosistema Urbano 2026, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia, realizzato in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che analizza le prestazioni ambientali di 106 città capoluogo attraverso 20 indicatori relativi ad aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

La classifica nazionale è guidata da Mantova, con un indice dell'81,29%, seguita da Trento e Bolzano. La media italiana si attesta al 55,72%, mentre Cosenza raggiunge il 70,62%, un risultato che la colloca tra le dieci realtà più virtuose del Paese. Molto distanti le altre città calabresi: Catanzaro è 81ª, Vibo Valentia 99ª, Crotone 101ª e Reggio Calabria 105ª.

Rispetto all'edizione precedente tutte migliorano il proprio piazzamento: Cosenza guadagna sette posizioni, Catanzaro addirittura 21, Vibo sei, Crotone tre e Reggio Calabria una. Ma la lettura dei singoli indicatori rivela differenze profonde e criticità che continuano a pesare sulla qualità dei servizi urbani.

Cosenza nella top ten: bene verde, acqua ed energia, ma i trasporti restano indietro

Cosenza passa dal 16° al nono posto, diventando la prima città del Mezzogiorno nella graduatoria nazionale. A sostenere il risultato sono soprattutto alcuni indicatori legati alla gestione dell'acqua, alla disponibilità di verde urbano e alle politiche energetiche.

Le perdite della rete idrica si fermano al 14%, sesto miglior risultato italiano, mentre i consumi idrici sono pari a 95,9 litri per abitante al giorno, terzo valore più basso tra i capoluoghi. Numeri che assumono particolare rilievo se confrontati con le difficoltà delle altre città calabresi.

Cosenza si distingue anche per le aree pedonali, con 158,2 metri quadrati ogni 100 abitanti, dato che le vale il quarto posto nazionale. Identico piazzamento per gli alberi nelle aree pubbliche, 72,7 ogni 100 residenti, mentre la disponibilità complessiva di verde raggiunge 33,4 metri quadrati per abitante, collocando la città al 13° posto. Ottimo anche il risultato del fotovoltaico installato sugli edifici pubblici: 27,2 kilowatt ogni mille abitanti, terzo posto in Italia.

Non tutto, però, funziona allo stesso modo. La raccolta differenziata si ferma al 58,2%, con Cosenza all'81° posto, mentre il trasporto pubblico registra appena 11,7 viaggi per abitante all'anno, dato che colloca la città al 92° posto. Anche il tasso di motorizzazione rimane elevato, con 75,9 automobili ogni 100 abitanti.

Catanzaro recupera 21 posizioni: aria pulita ma consumi idrici elevatissimi

Catanzaro compie uno dei recuperi più significativi tra i capoluoghi calabresi, passando dal 102° all'81° posto. Rimane sotto la media nazionale, ma la nuova pagella ambientale restituisce un quadro meno negativo rispetto alla precedente edizione.

Il risultato più brillante riguarda la qualità dell'aria: il capoluogo è primo in Italia per le concentrazioni medie annue di PM2,5, pari a 4 microgrammi per metro cubo, e 16° per il PM10, con una concentrazione di 16 microgrammi per metro cubo.

Le difficoltà maggiori emergono invece nella gestione dell'acqua. I consumi idrici raggiungono 297,5 litri per abitante al giorno, un valore che colloca Catanzaro al 97° posto nazionale. La dispersione della rete è pari al 50%, vale a dire che metà dell'acqua immessa nelle condutture non viene contabilizzata tra i consumi.

La raccolta differenziata si attesta al 67,9%, mentre il trasporto pubblico registra 37 viaggi per abitante all'anno, il valore più alto tra i cinque capoluoghi calabresi. L'offerta del servizio raggiunge 29,6 chilometri percorsi dai mezzi pubblici per abitante, con il 28° posto nazionale. Resta invece elevata la presenza di automobili, 75,5 ogni 100 residenti.

Vibo Valentia lascia il penultimo posto, ma perde due terzi dell'acqua

Anche Vibo Valentia migliora il proprio piazzamento, passando dal 105° al 99° posto, ma rimane tra le ultime dieci città italiane per prestazioni ambientali. La sua pagella presenta forti contraddizioni: risultati positivi per qualità dell'aria e raccolta differenziata convivono con gravi inefficienze infrastrutturali.

Il dato più critico è quello della rete idrica: il 66,3% dell'acqua immessa nelle condutture viene disperso, una percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale del 34,7%. Vibo occupa il 90° posto per questo indicatore.

Non va meglio sul fronte della mobilità. Il trasporto pubblico registra appena un viaggio per abitante all'anno, mentre l'offerta del servizio si ferma a 6,2 chilometri percorsi per residente. La dipendenza dall'automobile privata è evidente: 81,8 vetture ogni 100 abitanti, uno dei valori più elevati del Paese.

In compenso, Vibo ottiene il 21° posto nazionale per raccolta differenziata, con il 79,2%, il risultato migliore tra i capoluoghi calabresi. Positivi anche i dati sulla qualità dell'aria: nona posizione per il biossido di azoto e undicesima per il PM2,5.

Crotone 101ª: differenziata sotto il 40% e pochissimo verde

Crotone passa dal 104° al 101° posto, con un indice complessivo del 39,09%, ma resta nella parte più bassa della classifica. Le criticità più evidenti riguardano la gestione dei rifiuti, il verde urbano e il trasporto pubblico.

La raccolta differenziata si ferma al 38,3%, collocando la città al centesimo posto nazionale. Ancora peggiore è il risultato relativo alla disponibilità di verde totale: appena 3,5 metri quadrati per abitante, valore che relega Crotone all'ultimo posto tra i 106 capoluoghi esaminati.

Il trasporto pubblico conta soltanto due viaggi per abitante all'anno, mentre le piste ciclabili si fermano a 5,2 metri equivalenti ogni 100 residenti.

Qualche segnale più favorevole arriva dalla qualità dell'aria, con l'ottimo piazzamento per il PM2,5, e dalla dispersione idrica, pari al 36%, un dato meno critico rispetto a quello registrato a Catanzaro, Vibo e Reggio Calabria. Anche il tasso di motorizzazione, 67,5 automobili ogni 100 abitanti, è il più basso tra i cinque capoluoghi calabresi.

Reggio Calabria penultima in Italia: pesano rifiuti e rete idrica

A chiudere la graduatoria regionale è Reggio Calabria, 105ª su 106 città italiane. Il capoluogo dello Stretto recupera una posizione rispetto al 2025, quando era ultimo, ma resta davanti soltanto a Napoli.

Tra le criticità più pesanti c'è la raccolta differenziata, ferma al 38,6%, che vale il 101° posto nazionale. Un risultato molto distante da quello di Vibo Valentia, dove si raggiunge il 79,2%, e inferiore anche a quelli di Catanzaro e Cosenza.

La rete idrica presenta una dispersione del 60%, mentre i consumi raggiungono 198,1 litri per abitante al giorno. Debole anche la dotazione di alberi nelle aree pubbliche, appena 7,1 ogni 100 abitanti, e quella di fotovoltaico sugli edifici pubblici, pari a 0,8 kilowatt ogni mille residenti.

Sul fronte dei trasporti, Reggio registra 24,7 viaggi per abitante all'anno, un valore superiore a quelli di Cosenza, Crotone e Vibo, ma comunque distante dalla media italiana. Più favorevoli alcuni indicatori atmosferici, tra cui il biossido di azoto, che colloca il capoluogo al 16° posto nazionale.

Il divario calabrese tra acqua, rifiuti e mobilità

Il confronto tra le cinque città mostra quanto siano differenti le condizioni ambientali all'interno della stessa regione. Per la dispersione idrica si passa dal 14% di Cosenza al 66,3% di Vibo Valentia, con Reggio Calabria al 60%, Catanzaro al 50% e Crotone al 36%. Uno scarto enorme nella capacità delle reti di distribuire efficacemente una risorsa essenziale.

Altrettanto marcate le differenze nella raccolta differenziata: Vibo guida con il 79,2%, seguita da Catanzaro al 67,9% e Cosenza al 58,2%, mentre Reggio Calabria e Crotone non raggiungono il 40%.

Il trasporto pubblico rimane invece un problema diffuso, sebbene con intensità differenti. I numeri mostrano servizi ancora marginali in molti capoluoghi e una forte dipendenza dall'automobile privata.

Nel complesso, il rapporto evidenzia dunque una Calabria che recupera posizioni ma continua a procedere a velocità molto diverse. Il risultato di Cosenza dimostra che anche una città del Mezzogiorno può raggiungere la parte alta della classifica nazionale, mentre gli altri capoluoghi scontano ritardi rilevanti, pur presentando singoli indicatori positivi.

La risalita in graduatoria, del resto, non coincide necessariamente con un miglioramento uniforme dei servizi. I dati dell'indagine, riferiti prevalentemente al 2025, mostrano che la sfida per le città calabresi resta soprattutto quella di trasformare i risultati ottenuti nei singoli settori in una qualità ambientale più equilibrata e diffusa.

La classifica nazionale

La classifica 2026 è guidata da Mantova, con un indice di performance sostenibile dell’81,29%, seguita da Trento con il 76,53% e Bolzano con il 75,47%.

Anche quest’anno a dominare la top ten della graduatoria sono i comuni del Nord: oltre a Mantova, Trento e Bolzano, ci sono Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma, Pordenone. Solo Cosenza entra tra le prime in classifica, mentre Napoli piomba in fondo alla classifica in 106esima posizione con un indice di performance ambientale che si attesta al 30,80%. Ad accompagnarla, ci sono diverse città del Sud: in fondo alla classifica troviamo anche Crotone, Caserta, Catania, Palermo, Reggio Calabria. 

A livello nazionale, il rapporto Ecosistema Urbano 2026 evidenzia progressi ancora limitati. L’indice medio di performance sostenibile dei 106 capoluoghi raggiunge il 55,72%, in aumento di 1,88 punti percentuali rispetto al 53,84% della precedente edizione.

Tra gli aspetti positivi figurano la crescita della raccolta differenziata, che raggiunge una media del 66,15%, e l'aumento dell'utilizzo del trasporto pubblico, con 103 viaggi annui pro capite sugli autobus rispetto agli 86 rilevati nella precedente edizione.

Migliora anche la gestione delle reti idriche: la dispersione media dell'acqua scende al 34,7%, contro il 36,1% del 2024.

Restano tuttavia problemi rilevanti, a partire dall'inquinamento atmosferico, dai picchi di ozono e dal consumo di suolo.