A Vena di Maida, nel Catanzarese, la terra ha il colore dell’argilla e il carattere di chi sa aspettare. Lì vive Mariano. Ha dodici anni e una cascata di ricci che sembrano nodi di vento, ribelli a qualunque pettine, quasi a voler compensare la calma ferma dei suoi occhi. Sono occhi di un azzurro d’acqua dolce, di quelli in cui ci si perde non per abisso, ma per troppa luce. Occhi che non chiedono scusa per la profondità. Mariano ha la "faccia sveglia" di chi ha deciso che ad ogni colpo della sorte si risponde con l'affilatura di un sorriso.

Il dodicenne calabrese abita un corpo che ha scelto una sua regola misteriosa. Una patologia rara lo ha portato a pesare circa duecento chili. È una carne che morde il respiro, che affatica il battito e che rallenta il cammino, trasformando ogni passo in un’intenzione negata. Ma la forza di Mariano non sta nei muscoli; sta nella fibra di chi non si lascia sequestrare dalla propria condizione. È un’ostinazione inscalfibile, quella di chi sa che il corpo è solo un involucro, e che l'anima non ha bilancia.

Attorno a lui è nata una catena che non ha anelli deboli. Così come racconta Mariano, la mamma Tamara e la sua famiglia. Nelle scorse settimane Emiliano Morrone ha acceso una miccia di generosità sulla piattaforma GoFundMe, e la gente comune ha risposto non con l'elemosina, ma con l'alleanza. Una raccolta fondi destinata ad aiutare il piccolo negli spostamento grazie all'acquisto di un mezzo adatto. Poi è arrivato il fragore delle telecamere delle tv nazionali con la trasmissione "Le Iene" e, infine, lo scudo: la Fondazione Bambino Gesù del Cairo lo ha "adottato". Nello specifico non si tratta solo un aiuto medico; ma di una promessa di futuro fatta a chi il futuro se lo deve guadagnare ogni mattina. Un'intesa che consentirà di coordinare ogni risorsa che giungerà amorevolmente a Mariano.

Pochi giorni fa, il piccolo è stato convocato in udienza privata da Papa Leone XIV. In quel silenzio bianco, tra le mura del Vaticano, il ragazzo ha ricevuto la Benedizione Apostolica. È stato un abbraccio di luce che ha messo in ordine le ombre del passato, ricevuto sotto gli occhi della famiglia e di don Carlo Ragozzino, il parroco che lo scorta come una sentinella. «È stata una emozione bellissima vivere quest'incontro», commenta oggi Mariano con un sorriso difficile da tenere composto.

Ma la vera energia Mariano la tiene nelle dita. Appena sfiora i tasti della sua tastiera, la vita si svela ad una nuova dimensione. La musica è il suo respiro aggiunto. Ha scritto una canzone, "Caro Gesù", che è un dialogo senza intermediari. «Davanti al pianoforte mi sento bene, mi sento rilassato», dice lui, con una maturità che spiazza. Il suo sogno non è una fuga, ma un restare: vuole farsi sacerdote e musicista. Con la certezza di non abbandonare i propri affetti. È una sapienza antica: Mariano non vuole il potere, vuole la vicinanza. Sa che l’unico tempo speso bene è quello che si dona a chi si ha intorno.

La solidarietà per lui ha il volto di chi ha viaggiato da Scalea per portargli un libro di canti, o di chi, da Montalto Uffugo, gli ha regalato un organo professionale perché un guerriero ha bisogno di armi accordate. «Non mi aspettavo tutto questo affetto», confessa lui, quasi stupito che il mondo sappia ancora essere umano.

In un pomeriggio di fine febbraio, mentre il maltempo concede finalmente una tregua, la musica di Mariano sale verso il soffitto e oltre. Ricorda a tutti che se il corpo è un limite, la gratitudine è un'ala che non conosce fatica. Mariano non è solo. Ha una tastiera, una fede incrollabile che è un chiodo piantato nel cielo e un sorriso a spalancargli una finestra sul domani. Dove batte sempre il sole.