Sono stati investiti due miliardi di euro per mettere in piedi le Olimpiadi, ma agli studenti calabresi che hanno ideato le mascotte Tina e Milo sono arrivati in dono soltanto due pupazzi. Non due ciascuno, bensì due in totale da dividere tra cinque ragazzi. Peluche di misura media, dal valore commerciale di circa 35 euro l’uno. Poco più di un simbolo. A completare il pacchetto, la Fondazione Milano Cortina 2026 ha aggiunto qualche bandierina e quattro teli olimpici. 

Il Fatto Quotidiano racconta che a Taverna, piccolo centro ai piedi della Sila Piccola, in provincia di Catanzaro, l’amarezza si è fatta sentire, anche se le aspettative erano già state ridimensionate in precedenza, quando il bozzetto vincitore – realizzato dagli alunni dell’istituto comprensivo sotto la guida della professoressa Gabriella Rotondaro – era stato selezionato senza che ne derivasse alcun riconoscimento concreto. In un evento in cui le risorse sembrano non mancare, il lavoro creativo collettivo è stato ricambiato sostanzialmente con un ringraziamento.

Del resto, il concorso di idee promosso nel 2022 dal Ministero dell’Istruzione prevedeva che i diritti di utilizzo e riproduzione, anche a fini commerciali, degli elaborati passassero interamente al comitato organizzatore, con la possibilità di trasferirli al Comitato Olimpico Internazionale e agli sponsor. Un’impostazione che richiama lo spirito olimpico più idealista, secondo cui le buone idee non si monetizzano, forse persino con una valenza educativa, ma che stride con l’enorme flusso di denaro che accompagna i Giochi.

«Un po’ di delusione è inevitabile, non c’è stato alcun riconoscimento economico», filtra dalla scuola, secondo quanto riferisce il Fatto Quotidiano. «Non parliamo necessariamente di denaro: sarebbe bastato un gesto, come un libro, un supporto per la didattica, oppure un buono per materiale sportivo». Invece nulla, a parte i due gadget, che per gli organizzatori si sono rivelati persino un affare, visto che risultano ormai introvabili, come riportato anche da un importante quotidiano internazionale.

La sensazione di una certa parsimonia era emersa fin dall’inizio. Tina e Milo nascono da un’idea visiva efficace: un’ermellina bianca per le Olimpiadi e un ermellino marrone per le Paralimpiadi, con la coda a coprire l’assenza di una zampa. Quando le mascotte sono state presentate al Festival di Sanremo 2024, per contenere i costi era stato invitato un solo studente, accompagnato dalla madre, essendo minorenne. Gli altri avevano seguito l’evento da casa.

A Taverna ricordano anche un episodio precedente: dopo la vittoria era stata organizzata una piccola festa, durante la quale i ragazzi indossavano magliette autoprodotte con le immagini delle mascotte. Da Roma arrivò però una telefonata per ribadire che l’uso dei simboli olimpici non era consentito. Il marchio, evidentemente, viene prima di tutto.

A creare ulteriore irritazione non sono stati solo i pupazzi, ma anche una vistosa esclusione: nessuno aveva invitato gli studenti alla cerimonia inaugurale di Milano. La scuola ha insistito, e la questione è diventata politica. Un’interrogazione dell’eurodeputata Giusy Princi ha sollecitato la Fondazione, seguita dall’intervento della Regione Calabria. Alla fine, il presidente Giovanni Malagò ha scritto alla dirigente scolastica Maria Rosaria Sganga, invitando i ragazzi alla cerimonia conclusiva all’Arena di Verona.

Un riconoscimento arrivato all’ultimo momento, quando ormai le mascotte erano già andate a ruba.