Il modello ideato da Elena Sodano accoglie 16 persone in un vero borgo, tra piazze, botteghe e relazioni. Un’esperienza che mette al centro libertà, dignità e vita quotidiana
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Il 21 settembre la Giornata mondiale. In Calabria, a Cicala, CasaPaese di Elena Sodano ha cambiato lo sguardo sulla demenza: non persone da custodire, ma persone da accompagnare e ascoltare. Ma soprattutto da lasciare vivere la vita. Come chiunque altro.
L’Alzheimer non è soltanto una malattia della memoria. È una prova durissima per chi ne soffre e per le famiglie che ogni giorno affrontano paura, solitudine e spesso una faticosa ricerca di assistenza.
Il 21 settembre, Giornata mondiale dell’Alzheimer, la Calabria mette al centro proprio le famiglie. La Fondazione Ra.Gi. anche quest’anno promuove una giornata di incontri, ascolto e confronto e presenta ad Amantea il progetto itinerante “Ovunque tu sia. Noi ci siamo”, pensato per costruire una rete capace di non lasciare soli i caregiver e le persone con demenza. Il progetto proseguirà sul territorio regionale fino al 2027.
È dentro questa idea di comunità curante che si colloca l’esperienza straordinaria di CasaPaese a Cicala, ideata e realizzata da Elena Sodano, presidente della Fondazione Ra.Gi.
A Cicala la cura ha cambiato forma. Un vero piccolo borgo, con piazze, botteghe, bar, cappella e cinema, accoglie 16 persone con demenza. Non un ambiente chiuso e separato dal mondo, ma uno spazio nel quale ritrovare libertà, relazioni, abitudini e dignità.
È una delle esperienze più innovative nate in Calabria nel campo delle demenze. Un modello che ha attirato l’attenzione anche delle istituzioni regionali: l’assessora al Welfare Pasqualina Straface ha definito CasaPaese un modello di welfare territoriale da poter portare anche in altri borghi calabresi.
La vera rivoluzione di Elena Sodano è però soprattutto culturale: cambiare il modo di guardare alla persona con demenza. Non una malattia che provoca isolamento, ma una persona che conserva bisogni, emozioni, relazioni e diritto alla vita.
E da Cicala parte una sfida ancora più grande: trasformare la cura in una responsabilità collettiva. Perché quando una comunità si prende cura delle persone più fragili, quella comunità diventa più umana per tutti.



