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Proponiamo le riflessioni di una professionista delle tematiche minorili su un fenomeno che coinvolge centinaia di famiglie e le loro bambine
di Rita Tulelli*
«Nel mio lavoro capita spesso di osservare, con lo sguardo distaccato ma attento del giurista, fenomeni sociali che a prima vista possono sembrare marginali, ma che in realtà raccontano molto del nostro tempo. Uno di questi riguarda l’evoluzione delle feste di compleanno delle bambine.
Fino a pochi anni fa, l’immaginario era piuttosto definito: abiti svolazzanti, coroncine scintillanti, torte decorate con castelli e personaggi delle fiabe. Le principesse Disney rappresentavano non soltanto un tema estetico, ma un vero e proprio modello narrativo fatto di magia, sogno e identificazione infantile.
Oggi, con una rapidità che merita attenzione, quello scenario si sta trasformando. Sempre più spesso, infatti, le feste di compleanno si spostano verso un universo apparentemente molto diverso: quello della skincare, dei trattamenti di bellezza, delle mini-spa domestiche, dei kit per il viso e dei prodotti cosmetici “adatti alle più piccole”.
Non si tratta di un semplice cambio di tema ludico. Questo mutamento riflette dinamiche culturali più profonde, che toccano il rapporto tra infanzia, immagine di sé e modelli di riferimento.
Da un punto di vista giuridico e sociale, il fenomeno non è privo di spunti interessanti. L’infanzia è tradizionalmente considerata una fase protetta, in cui il gioco ha una funzione educativa, simbolica e di crescita. Il passaggio da un immaginario fiabesco a uno centrato sulla cura estetica personale introduce interrogativi sul confine tra gioco, imitazione del mondo adulto e precoce
interiorizzazione di standard estetici.
Non è in discussione la legittimità del fenomeno in sé, né si intende attribuire automaticamente un giudizio negativo a ciò che, per molte famiglie, è semplicemente una forma moderna di
intrattenimento. Tuttavia, è lecito interrogarsi su quale tipo di messaggi vengano veicolati, anche inconsapevolmente, attraverso queste nuove forme di socialità infantile.
La festa a tema principesse era costruita su un immaginario narrativo: il “chi sono” e il “chi posso diventare” passavano attraverso storie, avventure e trasformazioni simboliche. La festa a tema skincare, invece, tende a spostare l’attenzione sul “come appaio”, introducendo, anche se in forma ludica, concetti legati alla cura estetica del corpo.
Questo non significa che le due dimensioni siano necessariamente incompatibili o che una sia superiore all’altra. Significa piuttosto che il baricentro culturale si sta spostando, e con esso anche il modo in cui i bambini e le bambine costruiscono le proprie prime rappresentazioni di sé.
Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda il ruolo del mercato. L’industria del consumo ha intercettato da tempo il segmento dell’infanzia, proponendo prodotti sempre più specifici e “adattati” alle diverse fasce d’età. In questo contesto, anche la skincare diventa un linguaggio commerciale che si inserisce nei momenti di festa e socialità, con una forza persuasiva che non può essere ignorata.
Come avvocato, non posso che osservare che ogni fenomeno che coinvolge minori dovrebbe essere letto anche alla luce del principio di tutela del loro interesse superiore, principio cardine del diritto minorile e delle convenzioni internazionali. Ciò non implica proibizioni automatiche, ma richiede consapevolezza, equilibrio e senso critico da parte degli adulti.
In conclusione, il passaggio dalle principesse Disney alle mini-spa domestiche non è soltanto una curiosità sociologica. È uno specchio dei cambiamenti culturali in atto, del modo in cui l’infanzia viene rappresentata e, in parte, reinterpretata dagli adulti stessi.
Forse la vera domanda non è se sia giusto o sbagliato, ma se siamo consapevoli del significato che attribuiamo a questi nuovi rituali. E, soprattutto, quale immaginario stiamo contribuendo a
costruire per le generazioni che crescono osservandoci».
*avvocato, presidente associazione “Universo minori”

