Le presunte irregolarità riguardano sei pubblicazioni presentate come edizioni del 2019. Dopo l'opposizione del denunciante all'archiviazione, il gip dispose nuovi accertamenti. Ora incombe il rischio prescrizione
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Da tanto, troppo, tempo un procedimento pende davanti al giudice monocratico di Catanzaro. Un processo che riguarda il bando di concorso pubblicato dall’Accademia di belle arti di Catanzaro il 2 agosto 2019 finalizzato alla costituzione di una graduatoria di istituto per le discipline in Tecniche dell’incisione e Grafica d’Arte II fascia. Qualcosa in questo concorso non sarebbe andata per il verso giusto tanto che oggi si celebra un processo per falso commesso da privato in atto pubblico a carico di Stefano Pullano, 39 anni, di Catanzaro.
Secondo l’accusa Pullano avrebbe dichiarato il falso presentando sei opere, edite nel 2019, nelle quali avrebbe eseguito delle illustrazioni. I codici Isbn, però, (che identificano univocamente il libro e lo specifico anno di edizione) avrebbero permesso di accertare che i codici «erano stati assegnati alle opere, in origine recanti copertine differenti, nell’anno 2011, che non era stata poi realizzata alcuna riedizione e che la casa editrice AliceBook, unica a poter adoperare il suddetto codice Isbn anche in eventuali attività di ristampa o riedizione, aveva cessato la propria attività sin dall’anno 2014».
La denuncia
A costituirsi parte civile in questo procedimento, dopo aver sporto denuncia, è Angelo Gallo, altro partecipante al bando. La parte civile sostiene che i libri presentati come nuove edizioni illustrate da Pullano nel 2019, non solo non fossero recenti, ma risalenti al 2011 (e aventi originariamente copertine differenti). Altro elemento importante per Gallo è che l’autore delle opere in cui sarebbero le illustrazioni di Pullano è il compagno dello stesso imputato.
Gallo, rappresentato dall’avvocato Gianluca Garritano, sostiene di essere stato danneggiato da Pullano - risultato vincitore del concorso piazzandosi al primo posto della graduatoria – poiché il punteggio assegnato al vincitore è frutto della valutazione anche di quelle sei pubblicazioni in riferimento alle quali l’imputato, afferma Gallo, avrebbe dichiarato il falso.
La richiesta di archiviazione
Arrivare davanti al giudice monocratico, però, non è stato facile perché la Procura di Catanzaro aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo.
Secondo il pm, oggi non più a Catanzaro, Anna Chiara Reale, Pullano sentito in relazione ai fatti contestati, ha riferito che i libri ai quali ha collaborato erano relativi a una nuova edizione e, per ultimo, non era suo compito richiedere i nuovi codici Isbn, ma doveva farlo l’autore dei libri. Il bando, ha dichiarato Pullano, prevedeva che indicasse le opere in cui lui aveva realizzato delle illustrazioni e, infatti, nelle varie opere citate, solo l’ultima ristampa era stata curata da Pullano, che presenta, peraltro, una grafica differente rispetto alle precedenti edizioni.
Le considerazioni del gip
Alla richiesta di archiviazione fa opposizione il denunciante. Opposizione che viene accolta dal gip il quale ordina la restituzione degli atti al pm affinché provveda a svolgere ulteriori indagini.
Secondo il gip, il pm si era limitato ad ascoltare l’indagato e a chiudere il caso senza approfondire.
Importante, afferma il giudice, è stato l’ascolto del rappresentante della casa editrice ormai chiusa: «L'ascolto del rappresentante della società medesima, in uno con la valutazione della normativa in materia hanno permesso, in sede di indagine, di concludere che l'indicazione di quelle pubblicazioni come nuove edizioni illustrate dal Pullano nell’anno 2019 è una circostanza fallace e mendace».
«… il dato emerso – prosegue il giudice – è che nell'anno 2019 non vi è stata alcuna riedizione, poiché la casa editrice AliceBook ha cessato la propria attività nell'anno 2014. Pertanto, anche volendo illecitamente utilizzare il vecchio Isbn, la riedizione non è mai esistita. Pertanto, il punctum dolens dell’agire del Pullano è quello di avere indicato come propria una pubblicazione che non è mai stata realizza».
Ad avvalorare questa tesi, scrive il gip, sarebbe state anche le dichiarazioni del «titolare della casa editrice, che, oltre ad illustrare espressamente le circostanze relative al suo intervento nella vicenda (ovvero aver pubblicato le sei opere con diverse copertine nell'anno 2011, aver cessato la propria attività nell'anno 2014, non aver proceduto a nuove pubblicazioni, e ad essere l'unico a poter procedere alla riedizione con nuovo Isbn), ha sottolineato di aver ricevuto una telefonata dall'autore del libro», ovvero il compagno di Pullano, «che gli ha chiesto informazioni proprio in merito alle pubblicazioni, ripubblicazioni ed al necessario aggiornamento del codice Isbn; a tali interrogativo il proprietario della casa editrice ha reso una risposta negativa sia circa la possibilità di utilizzare Io stesso Isbn per nuove edizioni della medesima opera, sia circa la concreta possibilità di farlo nel caso concreto attesa la cessazione dell'attività della casa editrice. Oltre alla natura sospetta in sé della telefonata – dice il giudice –, rileva che tale richiesta sia stata avanzata dall'autore dopo due giorni da quando la polizia giudiziaria delegata alle indagini ha rivolto alI’Accademia la richiesta di rilascio della documentazione relativa alla procedura concorsuale, Accademia dove l'autore svolge la sua professione di docente; dato rilevante solamente sullo sfondo, ma comunque valorizzato da entrambi i denuncianti, è che l'autore del libro sia sposato civilmente con il Pullano. Un dato che rileva nel momento in cui l'indagato intende sottolineare la sua totale estraneità alla vicenda...».
Alla luce di queste riflessioni del gip Gilda Danila Romano, il pm ha eseguito ulteriori indagini scaturite, infine, nel processo per falso a carico di Pullano.
Un processo che si sta trascinando a lungo e rischia di chiudersi con una prescrizione, senza che una sentenza possa entrare nel merito della vicenda.

