Il sindacato commenta l’episodio avvenuto alla facoltà di giurisprudenza dell’Umg. Giuseppe Valentino: «Ci si interroghi sulla condizione degli studenti lavoratori»
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«Una bustina di (presunta) cannabis su una cattedra scatena allarme, sospensione delle lezioni e preoccupazioni per la sicurezza dell’ateneo. Francamente, siamo di fronte a una reazione sproporzionata che rischia di distorcere completamente le priorità».
È quanto afferma la Filcams Cgil Calabria commentando quanto accaduto alla facoltà di giurisprudenza dell’universitá “Magna Graecia” di Catanzaro. «In un contesto segnato da crisi sociali, precarietà diffusa e crescenti difficoltà per il diritto allo studio, appare paradossale che l’attenzione pubblica si concentri su un episodio di questo tipo, mentre restano sullo sfondo questioni ben più urgenti: servizi insufficienti, costi degli alloggi, trasporti inadeguati, condizioni materiali degli studenti e delle studentesse.
Siamo davvero sicuri che la priorità sia lo ‘scandalo’ per qualche grammo di cannabis, e non invece la qualità dell’esperienza universitaria e il suo legame con il mondo del lavoro? Senza ipocrisie, riteniamo necessario aprire una discussione seria sulla regolamentazione e legalizzazione della cannabis, superando approcci emergenziali e moralistici che non aiutano né la sicurezza né la consapevolezza». La Filcams Cgil Calabria richiama inoltre l’attenzione su un tema spesso ignorato: «Quando si parla di sicurezza negli atenei, non si può farlo solo in chiave emergenziale o mediatica.
Esiste una quotidianità fatta di lavoratrici e lavoratori della vigilanza e dei servizi, che operano in condizioni spesso precarie e con appalti al massimo ribasso. È fondamentale che episodi come questo non diventino il pretesto per introdurre misure simboliche o repressive, ma piuttosto l’occasione per investire davvero sulla qualità del lavoro, sulla stabilità occupazionale e su standard adeguati di sicurezza».
Infine, il sindacato rilancia una questione strutturale: «Le università calabresi dovrebbero interrogarsi con maggiore forza sulla condizione degli studenti-lavoratori. Troppo spesso tirocini e stage si traducono in forme di sfruttamento, in particolare nei settori del turismo, dei servizi e negli studi professionali. A questo si aggiunge una questione che riguarda direttamente anche il settore delle farmacie, dove ancora oggi persistono resistenze nel riconoscere pienamente la dignità del lavoro, sia sotto il profilo salariale che dei diritti.
Una condizione che colpisce anche tanti studenti e studentesse impiegati nel settore, spesso costretti ad accettare condizioni inadeguate pur di lavorare e formarsi. Se vogliamo parlare seriamente di legalità e dignità, partiamo da qui».

