Gestiva, di fatto, il patronato Caf di Lamezia Terme a via Torre ma tra il 2019 e il 2020 avrebbe dichiarato il falso all’Inps asserendo di appartenere a un nucleo familiare “non occupato” per poter percepire il reddito di cittadinanza. In più avrebbe dichiarato all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale che nessun membro del nucleo familiare era percettore di reddito o pensione di cittadinanza, per poter così ottenere il reddito di emergenza. In realtà alla data di presentazione di queste istanze, Luigi Pingitore, detto Luciano, era percettore del reddito di cittadinanza richiesto ed ottenuto indebitamente.

Al centro dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Lamezia Terme c’è anche il patronato Caf di via Torre. Nella conclusione delle indagini, vergata dal procuratore facente funzioni di Lamezia Vincenzo Quaranta, si contempla il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che vede coinvolto anche il patronato i cui gestori, Pingitore e la moglie Caterina Domenicano, avrebbero attestato falsamente rapporti di lavoro a tempo indeterminato di colf straniere, tutte alle dipendenze di un’altra figura centrale dell’indagine, Pasquale Perri, classe ’65. Tra il 2020 e il 2021 di colf alle dipendenze di Perri – solo quelle fatte tramite Caf – se ne contano 15.
Inoltre Pasquale Perri, considerato anche promotore degli illeciti, avrebbe adoperato il fratello Franco Perri, classe ’71, come testa di legno, ovvero finto datore di lavoro. Sempre con l’aiuto di Pingitore, avrebbero inserito, tramite lo Spid di Perri, nella piattaforma dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, le denunce di assunzione dei falsi lavoratori domestici alle dipendenze di Franco Perri che nel giro di 10 giorni avrebbe assunto ben 5 collaboratori domestici.

False, secondo l’accusa sono anche le richieste, inviate sempre all’Inps, che Pingitore e la moglie Domenicano compilavano per far ottenere il reddito di cittadinanza o di emergenza in favore di cittadini stranieri che avevano già presentato domanda e ottenuto l’erogazione.

In questa inchiesta delle fiamme gialle è indagato anche Michele Ugo Caruso, detto Ughetto, in qualità di ispettore della Polizia Municipale di Lamezia Terme. Il pubblico ufficiale è accusato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici perché, in due occasioni, avrebbe eseguito una serie di atti falsi attestando, per esempio, che un cittadino straniero si era trasferito all’estero, mentre in realtà era presente nel territorio nazionale. Si tratta di una segnalazione di «persona irreperibile attestante, contrariamente al vero, che lo straniero non aveva più la dimora abituale» in Italia nell’immobile concesso da Carmine Cimino. Segnalazione sulla quale Caruso avrebbe apposto la firma apocrifa di Cimino. In un’altra occasione, in concorso con Pasquale Perri, avrebbe redatto un falso attestato di accertamento dichiarando irreperibile per immigrazione nel suo paese di origine, un cittadino straniero, che risiedeva invece a Lamezia.

I numerosi e sospetti contratti di locazione tra Pasquale Perri e cittadini stranieri avevano insospettito la Guardia di finanza che aveva acquisito documenti sull’immobile di Perri al Comune di Lamezia Terme, nel 2021. Un’operazione che doveva essere coperta da riservatezza ma che la responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune, Rosetta Gentile, avrebbe rivelato a un ispettore della Municipale, Mario Fortunato Mazzei, e che la vede ora indagata per rivelazione di segreto d’ufficio.

Anche Mazzei è indagato per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, poiché, in concorso con Pasquale Perri, avrebbe attestava falsamente, nel verbale di accertamento per l’iscrizione anagrafica, che un cittadino straniero era residente nell’abitazione di pertinenza di Perri mentre questa abitazione era occupata da un’altra persona che vi abitava con la propria famiglia.

In un altro caso Ugo Caruso avrebbe fatto, invece, da intermediario con il dipendente del patronato Inpas di Lamezia, Vittorio Russo e Lidia De Freitas, pseudo datrice di lavoro, per attestare il falso, ovvero che un cittadino straniero era stato assunto da De Freitas.