La Corte di Appello di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, ha rideterminato la pena in quattro anni di reclusione nei confronti di Franco Trovato, coinvolto in una inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con l’accusa di estorsione.

L’uomo, già condannato in secondo grado a sette anni e sette mesi di reclusione, è stato oggetto di un nuovo giudizio della Corte d’Appello di Catanzaro dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione per procedere ad una corretta qualifica giuridica del fatto estorsivo. La difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Gambardella e Antonio Larussa, ha infatti sostenuto l’insussistenza del delitto estorsivo, chiedendo che venisse derubricato a minaccia aggravata.

La Corte di Appello di Catanzaro ha quindi accolto le ragioni della difesa e, in relazione alla qualifica giuridica del fatto, ha escluso il delitto estorsivo e, qualificato il fatto come minaccia grave rideterminando la pena in quattro anni di reclusione.

L’inchiesta giudiziaria era maturata nell’ambito dell’operazione “Perseo”, condotta dal nucleo mobile della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, e scaturita da dichiarazioni rese dal collaboratore Giuseppe Giampà. In particolare, il pentito aveva fatto riferimento ad un’aggressione fisica subita da un artigiano per futili motivi.

Secondo la ricostruzione, Franco Trovato per impedire che la vittima sporgesse denuncia avrebbe chiesto l’intervento del boss Giuseppe Giampà. Dalle attività investigative, era poi emerso come la vittima dell’aggressione, dopo essere stato accoltellato, sfregiato e preso a martellate fino a svenire, era stato costretto a riferire in ospedale di essere stato vittima di un incidente stradale affiancato da un legale successivamente identificato nell’avvocato Giovanni Scaramuzzino che avrebbe simulato un sinistro stradale, poi assolto in secondo grado dai reati di estorsione e truffa.