L’omicida dell’avvocato Francesco Pagliuso è accusato di associazione mafiosa in qualità di intraneo alla cosca Scalise di Decollatura. Chieste le condanne anche per Pino, Luciano Scalise e Angelo Rotella
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Il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, Salvatore Di Maio, ieri ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado nei confronti di Marco Gallo, accusato di associazione mafiosa, Pino Scalise, accusato di due ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso, Luciano Scalise, accusato di 4 estorsioni, due tentate estorsioni e una illecita concorrenza con violenza o minaccia (tutti reati aggravati), e Angelo Rotella, accusato di due tentate estorsioni e una illecita concorrenza (anche questi reati aggravati).
In primo grado, per tali reati, Marco Gallo era stato condannato a 30 anni di reclusione per l’associazione mafiosa in qualità di intraneo alla cosca Scalise di Decollatura per conto della quale ha eseguito l’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso avvenuto il 9 agosto 2016 a Lamezia Terme.
Nel corso della propria requisitoria il pg Di Maio ha prodotto la sentenza della Cassazione che certifica l’esistenza della cosca Scalise e il ruolo di capi promotori di Pino e Luciano Scalise indicando, in particolare, Luciano Scalise quale mandante dell’omicidio Pagliuso, e la sentenza che condanna definitivamente Marco Gallo in qualità di killer dell’avvocato Pagliuso con l’aggravante riconosciuta del metodo mafioso.
Il pg ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni di reculsioneper Gallo, di 11 anni e 9.500 euro di multa per Pino Scalise, di 12 anni e 11 mesi e 15mila euro di multa per Luciano Scalise e 6 anni e 7 mesi e 6.250 euro di multa per Angelo Rotella.
Al termine della requisitoria hanno discusso i legali della parti civili, gli avvocati Aldo Ferraro, Salvatore Staiano, Pino Zofrea, Nunzio Raimondi, Vincenzo Galeota, Pietro Agapito, Carlo Carere, Caterina Restuccia.
Il prossimo primo dicembre il processo proseguirà con le discussioni delle difese e la parola passerà agli avvocati Piero Chiodo, Antonio Larussa e Chiara Penna.

