Tra le distese collinari di Contrada Rosito e Rositello, nel comune di Cutro, l'installazione dei parchi eolici e fotovoltaici ha rappresentato per oltre un decennio una delle più cospicue fonti di arricchimento illecito per la cosca capeggiata dal boss Nicolino Grande Aracri.

Un business milionario in cui le ditte nazionali ed estere aggiudicatarie dei lavori dovevano sottostare a un ferreo sistema estorsivo, mascherato tecnicamente da finti contratti di comodato d'uso sui terreni e gestito sul campo da uomini che la Dda di Catanzaro considera di assoluta fiducia del clan. Il dato emerge dalle carte dell’inchiesta della Dda sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nelle aste immobiliari. Un’indagine che ha, in effetti, mille rivoli: uno di questi conduce nel Crotonese, tra i campi “coltivati” a eolico.

Le indagini svelano i dettagli di questo meccanismo di controllo e le reazioni di vero e proprio panico registrate tra gli indagati quando la magistratura ha iniziato a scavare nei segreti dei cantieri.

La porcilaia di Rosito e la messa a sistema delle estorsioni

Figura chiave nel controllo dell'area eolica sarebbe, secondo i magistrati, il titolare di un’azienda di allevamento di suini che si trova a Cutro, proprio a ridosso dei cantieri del parco eolico.

Secondo il racconto del collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti (sentito dai pm il 3 febbraio 2023), Nicolino Grande Aracri aveva conferito un mandato tattico a due persone vicine al clan per gestire fisicamente le estorsioni ai danni degli imprenditori: i due, secondo il pentito, avrebbero «gestito i rapporti con le imprese sia per il parco fotovoltaico che per il parco eolico, per conto di Nicolino Grande Aracri». Uno dei due, in particolare, «curava per conto della cosca le estorsioni da eseguire in danno degli imprenditori che stavano realizzando il parco eolico e fotovoltaico di Cutro oltre che poter liberamente rifornire di carne tutte le macellerie di Cutro e Crotone».

Per dare una veste formale ed elusiva alle somme pretese dal clan, l’uomo avrebbe adottato uno stratagemma collaudato: stipulare finti contratti di comodato gratuito sui terreni posti di fronte alla propria porcilaia.

Dagli accertamenti della Polizia Giudiziaria presso le banche dati, è emerso che il 1° ottobre 2012 l’imprenditore ha registrato un contratto di comodato d'uso con una società impegnata nel noleggio di gru e attrezzature edili per il montaggio dei pali eolici. La concessione di quei terreni serviva, è l’ipotesi della Dda, da scusa per consentire il parcheggio dei mezzi pesanti, permettendo ai “collaboratori” del boss di presidiare quotidianamente il cantiere, verificare l'andamento dei lavori ed esigere il saldo delle mazzette.

L'incendio del fotovoltaico e il ruolo di mediatore con gli isolitani

Il peso specifico dell’allevatore nella gestione degli affari eolici trova conferma in un grave episodio ricostruito dal pentito Liperoti: l'incendio doloso appiccato a una porzione del parco fotovoltaico.

L'attentato era stato eseguito, racconta il collaboratore di giustizia, all'insaputa dei vertici del clan, scatenando la dura reazione sia delle famiglie mafiose di Isola Capo Rizzuto (i Trapasso e i Nicoscia) - che attendevano la propria quota di estorsione - sia dello stesso Nicolino Grande Aracri.

In quell'occasione fu proprio l’uomo di fiducia dei Grande Aracri a fungere da elemento di raccordo e di mediazione: incontrò uno dei vertici delle cosche di Isola davanti alla propria porcilaia (dove erano depositati i pali eolici) per ricomporre la frattura, fissare i nuovi appuntamenti di chiarimento ed evitare che la guerra tra i gruppi criminali mettesse a rischio gli incassi del parco.

La notizia dell'interrogatorio di Gratteri e il panico nelle intercettazioni

Il sistema di omertà attorno ai parchi eolici subisce una scossa sismica nel febbraio 2022. Negli ambienti giudiziari e tra i vicini alla consorteria si diffonde una notizia bomba: il ragioniere e contabile delle aziende edili riconducibili a una delle famiglie impegnate nel business, è stato prelevato dai Carabinieri e condotto con urgenza all'Aula Bunker di Lamezia Terme (è la versione che circola nelle intercettazioni, ndr).

Lì, ad attenderlo, ci sarebbe stato direttamente il procuratore capo Nicola Gratteri, che lo avrebbe sottoposto a un drammatico interrogatorio di oltre quattro ore. Il racconto che gli indagati si scambiano finisce negli atti riversati nell’indagine sulle aste immobiliari.

Il 4 marzo 2022, le microspie ambientali catturano una conversazione riservatissima tra l'avvocato Gennaro Pierino Mellea (che per gli inquirenti è il fultro del sistema delle aste) e l’allevatore che controlla il business eolico. Mellea riferisce quello che ha appreso dal ragioniere sentito dai magistrati e da uno degli imprenditori: «Dice che se lo sono portato all'aula bunker... a Lamezia... Dice lui! Che l'ha sentito Gratteri e gli ha chiesto tutte le storie dal... dice che si sono concentrati sulle pale eoliche di Cutro!».

All'udire il nome di Gratteri e il riferimento esplicito alle pale eoliche, il titolare dell’azienda di allevamento suini non riesce a nascondere il proprio smarrimento. Nonostante l'avvocato Mellea cerchi di rassicurarlo definendo l'interrogatorio una "inventata", l’uomo non dissimula la propria preoccupazione: «Comunque vedi che io là sono... Io là... Solo che... Però ci siamo anche dentro noi!... Perché lì la paura mia qual è? Erano due, uno bravo che era amico... E uno cattivo, non vorrei che il cattivo...».

Il confronto diretto con il boss: «Io ho parlato con il "Grande"»

Nel corso del medesimo dialogo intercettato, il solito presunto riferimento del clan di Cutro rivela un ulteriore dettaglio di straordinario valore probatorio, ammettendo di essersi consultato direttamente con il capo supremo della consorteria — Nicolino Grande Aracri, indicato nel gergo criptico come "il Grande" — non appena appreso delle indagini sull'eolico: «Io ho parlato pure con il "Grande" di questo fatto... Poi gli ho detto... "Io sono a disposizione"...».

La Dda di Catanzaro aveva effettivamente orientato gli approfondimenti investigativi sul circuito delle forniture e sui subappalti del parco eolico di Cutro. In un'altra conversazione intercettata il 18 febbraio 2022, l'imprenditore impegnato nell’eolico, ribadisce la precisione dei quesiti formulati dai magistrati durante l'interrogatorio: «Ieri ha chiamato il geometra mio Gratteri... "Come ha fatto a mantenere questo ambaradan?" gli ha detto... "Perché vuole stare nel pulito"... "E come fa? Ha molto coraggio?"... "Ha molto coraggio, è vero non ha paura di quello"... "Lo so" gli ha detto... Voleva sapere delle pale eoliche, quello ha lavorato pure con le pale eoliche il geometra mio...».