Il pm della Dda di Catanzaro, Veronica Calcagno, ha invocato 14 condanne nei confronti di altrettanti imputati coinvolti nel processo Karpanthos incentrato sulla pervasività della cosca Carpino e la cosca dei Cervesi sul territorio della Sila Piccola catanzarese, imperversando tra i comuni che si trovano al confine con la provincia di Crotone.

Il pm ha chiesto 18 anni di reclusione nei confronti di Pietro Paolo Scalzi; Venanzio Scalzi, 15 anni; Rosario Severini, 4 anni e 6 mesi; Antonio Scerbo, 4 anni; Giuditta Gaglione, 2 anni; Giuseppe Colosimo, 9 anni; Alessandro Cropanese, 12 anni; Angelo Elia, 5 anni; David Berlingieri, 4 mesi; Giulietta Ascone, 12 anni; Luciano Ascone, 12 anni; Giovanni Greco, 10 anni e 6 mesi; Leonardo Zoffreo, 6 anni; Giovanni Antonio Evalto, 7 anni.

L’inchiesta nasce in seguito alle indagini sull’omicidio del macellaio Francesco Rosso, ucciso nel 2015 a Simeri Mare. Centrali nel lavoro investigativo sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Danilo Monti (condannato a 3 anni di reclusione nel processo con rito abbreviato), catturato nel 2019 quale killer del macellaio, da allora ha cominciato a parlare con gli inquirenti.

I carabinieri hanno documentato danneggiamenti, incendi, la costrizione a vendere autovetture a prezzi bassissimi. Un autentico controllo del territorio che abbraccia un decennio circa. Agli indagati vengono contestate, a vario titolo, sia l’associazione di tipo mafioso che l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

L’indagine ha permesso di documentare l’esistenza della cosca di ‘ndrangheta “Carpino” di Petronà – coinvolta negli anni duemila in una sanguinosa faida, operante nella Presila catanzarese e con ramificazioni in Liguria e Lombardia – e dell’alleato gruppo criminale di Cerva, detto dei Cervesi, con estensioni in Piemonte e Lombardia, entrambi ora ricadenti sotto l’influenza del locale di Mesoraca, dediti principalmente alle estorsioni in danno degli imprenditori edili e dei commercianti della Presila catanzarese attuate mediante incendi e danneggiamenti, alle rapine a mano armata, al riciclaggio e all’intestazione fittizia di beni, al traffico di cocaina e marijuana con differenti canali di approvvigionamento, riconducibili comunque a soggetti operanti nei territori di Cutro o Mesoraca.