La Corte dei conti ha annullato il parallelo sequestro disposto dal Procuratore erariale, ordinando la revoca del decreto e la restituzione delle somme sottoposte a vincolo
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Dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che aveva annullato il sequestro dei beni disposto nei confronti dei professori universitari e medici Eugenio Garofalo e Andrea Bruni nell’ambito dell’inchiesta sul presunto “Sistema Scorcia” legato al Policlinico Mater Domini, un ulteriore e significativo colpo si abbatte sull’impianto accusatorio anche sul versante erariale.
Accogliendo integralmente le tesi difensive, la Corte dei conti ha annullato il parallelo sequestro disposto dal Procuratore erariale, ordinando la revoca del decreto e la restituzione delle somme sottoposte a vincolo. Il provvedimento è intervenuto su richiesta dei difensori: gli avvocati Francesco Iacopino e Crescenzio Santuori per il professor Garofalo e l’avvocato Enrico Morcavallo per il professor Bruni.
La motivazione della magistratura contabile è particolarmente netta: sono stati ritenuti del tutto insussistenti i presupposti per l’adozione della misura cautelare, con una valutazione che esclude la presenza di elementi idonei a giustificare il sequestro.
Secondo la prospettazione accusatoria, i professionisti avrebbero svolto attività libero-professionale presso strutture sanitarie private senza le prescritte autorizzazioni e in violazione del regime di esclusività previsto dal rapporto di lavoro con l’Azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini. Le somme sequestrate sarebbero state, secondo la Procura, i compensi percepiti per tale attività, contestata sotto i profili della truffa e della falsità ideologica.
Tuttavia, già il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva escluso la fondatezza dell’impianto cautelare disposto dal Gip, annullando il sequestro patrimoniale. Ora anche la Corte dei conti, sempre in sede cautelare, ha sostanzialmente smentito la ricostruzione accusatoria, ritenendo insussistenti i presupposti della misura.
Le decisioni dei giudici rappresentano una bocciatura particolarmente significativa dell’impostazione investigativa, inizialmente formulata dalla Guardia di finanza e successivamente sostenuta dalla Procura ordinaria e da quella erariale.
I professori Garofalo e Bruni hanno sempre rivendicato la piena correttezza del proprio operato, sostenendo di aver agito nel rispetto della normativa vigente e negando qualsiasi condotta illecita. Le pronunce cautelari restituiscono ora serenità ai due medici, che fin dall’inizio avevano proclamato la propria estraneità ai fatti contestati.




