La Calabria non come sfondo, ma come presenza viva, stratificata, interrogante: è questo il centro poetico e concettuale di “Geografie possibili – Suoni nel silenzio”, la mostra fotografica personale di Virgilio Piccari, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Catanzaro, in programma dal 15 luglio 2026 al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro. L'esposizione propone un attraversamento del paesaggio calabrese, con un'attenzione particolare a Monasterace e ad altri luoghi in cui natura, memoria e tempo si mantengono in un equilibrio fragile e fecondo. In queste immagini il territorio non viene descritto come semplice scenario, ma accolto come presenza da ascoltare, rivelazione lenta, esperienza di relazione. 

Il colore come ascolto

Nel lavoro di Piccari il paesaggio non si riduce mai a veduta oa registrazione documentaria. Diventa invece un campo di risonanze, un luogo in cui luce, materia e memoria entrano in dialogo. La sua scrittura visiva si muove sul confine tra ciò che l'immagine trattiene e ciò che lascia intuire oltre il bordo del fotogramma, restituendo alla fotografia la capacità di fermare l'istante senza esaurirne il respiro. In questa prospettiva, la mostra si offre come un esercizio di ascolto del territorio. Il silenzio non coincide con l'assenza, ma con una densità di tracce, stratificazioni e attese che abitano i luoghi e ne presentano il carattere più profondo.

Una grammatica visiva

Le costruiscono immagini conoscono una grammatica visiva essenziale e insieme eloquente, fondante su elementi che appartengono alla sostanza stessa del paesaggio: la luce che sfiora le montagne, il vento che attraversa le vallate, i contorni, l'acqua che scava la roccia, il mare che continua il suo dialogo antico con la pietra. È una fotografia che privilegia il tempo lungo, l'attesa, la contemplazione; che cerca l'epifania del quotidiano e la dimensione segreta dei margini, dove il paesaggio smette di essere semplice sfondo e diventa presenza, racconto, esperienza condivisa. Ne nasce un

linguaggio capace di unire precisione formale e apertura lirica, con una forte tenuta visiva e una chiara leggibilità per il pubblico.

All right reserved (c)2015
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Monastero e Calabria

La scelta di guardare alla Calabria attraverso Monasterace e altri contesti territoriali non è casuale. Qui il paesaggio appare come una soglia, un luogo in cui la storia si deposita nella materia e la natura conserva una memoria leggibile soltanto a chi sappia sostare e osservare con attenzione. Piccari traduce questa complessità in immagini che non illustrano un territorio, ma ne fanno emergere la profondità simbolica, la relazione tra ambiente, comunità e futuro. La mostra invita così a leggere la Calabria come una terra di presenza minuta e decisiva, dove ogni pietra, ogni albero, ogni ruga d'acqua può diventare segno, racconto, possibilità.

Non

Nel percorso di Piccari si può riconoscere anche una prossimità di sguardo con la fotografia di Carmelo Nicosia, riferimento significativo per la sua attenzione all'identità dei luoghi e alla capacità dell'immagine di trasformare il reale in visione. Il richiamo a questo dialogo artistico aggiunge una chiave di lettura ulteriore alla mostra, collocandola dentro una sensibilità fotografica colta e rigorosa. Il profilo dell'autore Architetto, docente e direttore di lunga esperienza nell'ambito Afam, Piccari porta in fotografia uno sguardo formato dalla disciplina del progetto, dalla lettura dello spazio e dalla responsabilità verso i luoghi. La sua biografia, che comprende incarichi di direzione, attività di progettazione architettonica e impegno nella valorizzazione culturale, aiuta a comprendere la natura consapevole di questa ricerca: non una parentesi estetica, ma l'approdo di un percorso che unisce cultura del progetto e sensibilità per il paesaggio. La mostra parla dunque anche di metodo, di visione e di cura del territorio come bene comune. È una dichiarazione d'amore alla Calabria, ma anche un invito a riconoscerne la complessità, la fragilità e la forza.