Una serata tra cinema, tutela della biodiversità marina, ricerca scientifica e sport. Al centro, il valore degli oceani e dei mari come patrimonio da proteggere e condividere.
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Il mare protagonista sul grande schermo, non soltanto come scenario di avventure straordinarie, ma come patrimonio naturale da conoscere, amare e salvaguardare. È arrivato per la prima volta in Calabria, sabato sera al Teatro Comunale di Catanzaro, l’Ocean Film Festival World Tour, la rassegna internazionale che attraverso una selezione di cortometraggi e mediometraggi dedicati all’oceano, agli sport acquatici e al rapporto tra uomo e ambiente promuove una maggiore consapevolezza sui temi della tutela dell’ambiente marino e sul ruolo delle comunità che vivono, per sport, impegno sociale, attivismo o ricerca negli ambienti costieri.
L’appuntamento catanzarese si inserisce nella decima edizione italiana del festival, organizzata da ITACA The Outdoor Community, che quest’anno attraversa 22 città, con due nuove tappe rispetto al 2025: Catanzaro e Rovereto. Il tour è partito il 14 ottobre da Milano e si concluderà il 12 novembre a Napoli.
«La decima edizione rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto la conferma che in Italia esiste una comunità sempre più ampia di persone che desidera conoscere e vivere l’oceano. In questi dieci anni il festival è cresciuto insieme al suo pubblico e continuerà a portare nelle sale storie capaci di emozionare, ispirare e promuovere una vera cultura del mare», ha dichiarato Alessandra Raggio, CEO di ITACA The Outdoor Community.
Nel corso della serata, Raggio ha sottolineato il valore di un progetto che, nato in Australia, ha saputo costruire negli anni un percorso internazionale, coinvolgendo pubblici sempre più ampi. L’approdo a Catanzaro rappresenta un’occasione per avvicinare la comunità locale alle storie e alle esperienze di chi vive il mare, lo esplora e si impegna per proteggerlo.
Fondamentale, in questo percorso, il contributo di Nico Mari, fotografo subacqueo e fondatore di Watersight Studio. Mari, promotore della tappa catanzarese, ha sostenuto con convinzione l’arrivo del festival in città. «Sono un amante del mare e mi piace trasferire questa passione attraverso la fotografia e viverla con tante discipline», ha raccontato, invitando il pubblico a considerare l’oceano come uno spazio capace di unire persone ed esperienze differenti.
«Sono certo che anche tutti voi in sala siete amanti del mare, e non parlo soltanto delle persone che nel mare praticano sport ma di tutti noi che andiamo al mare anche solo per rilassarci, per camminare o per correre sul lungomare e avere un modo tutto nostro per vivere questo infinito spazio blu. Conoscetevi, scambiate le vostre impressioni, perché questo è il vero spirito dell’Ocean Film Festival e della community di cui farete parte a partire da stasera», ha aggiunto Mari.
Il mare come elemento di identità e di comunità
La serata ha ricevuto il patrocinio del Comune di Catanzaro ed è stata anche un’occasione per riflettere sul legame tra la città e il suo mare. L’assessora alla Cultura, Donatella Monteverdi, ha evidenziato l’importanza di rafforzare il rapporto tra il centro urbano e la zona marina, attraverso iniziative culturali capaci di coinvolgere l’intero territorio.
«Questa è una città di mare e di collina, una città molto lunga, che si estende per 25 chilometri. Molto spesso la collina non avverte il mare e il mare non avverte la collina, ma noi stiamo facendo di tutto anche per collegare questi elementi della città», ha affermato.
Un collegamento che, secondo l’assessora, passa anche dalla capacità di creare spazi di incontro e dialogo, nei quali la cultura diventi uno strumento per ricostruire relazioni e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.
«Noi dobbiamo ricreare non solo posti dove si guardano le cose, ma posti dove ci parliamo. E ricreare comunità che non è un problema solo di Catanzaro, ma un problema di tutte le città europee», ha concluso Monteverdi.
Blue Rescue: la ricerca scientifica al servizio degli ecosistemi marini
Tra i momenti più significativi dell’iniziativa, la testimonianza del CESRAM, realtà impegnata dal 2010 in Calabria nella ricerca, nel monitoraggio e nella tutela degli ecosistemi marini e nella realizzazione di attività di formazione e coinvolgimento dei cittadini attraverso la diffusione della citizen science.
La rappresentante dell’associazione, Maria Assunta Menniti, ha illustrato il progetto Blue Rescue, finanziato con fondi europei attraverso la Regione Calabria e finalizzato al ripristino degli habitat marini e alla conservazione delle specie protette.
«Se vogliamo studiare e proteggere una specie, non possiamo non proteggere l’ambiente in cui questa specie vive», ha spiegato Menniti, raccontando il lavoro che unisce il monitoraggio dei cetacei alla rimozione dei rifiuti marini maggiormente impattanti.
Il progetto ha permesso di documentare un intervento di recupero dei rifiuti nel Golfo di Squillace, illustrando al pubblico le diverse fasi dell’attività: dalla consapevolezza del problema alla ricognizione dei fondali, fino alle azioni concrete.
«Noi partiamo dalla consapevolezza per passare poi alla ricognizione e concludere con le azioni concrete», ha sottolineato Menniti, precisando che non sempre è possibile rimuovere tutti i rifiuti individuati. In alcuni casi, infatti, reti e materiali abbandonati si sono integrati negli habitat rocciosi al punto che la loro rimozione potrebbe provocare danni ancora maggiori all'ecosistema.
Il messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni è quello di investire nella conoscenza e nella divulgazione scientifica, affinché la consapevolezza si trasformi in comportamenti responsabili.
Un principio che si lega pienamente alla missione del festival: portare storie, testimonianze e conoscenze fuori dagli ambienti specialistici, rendendole accessibili a un pubblico più ampio.
Attraversare lo Stretto per superare i propri limiti
Il rapporto tra uomo, mare e avventura è stato raccontato anche attraverso l'esperienza della Traversata dello Stretto Amatoriale, nata per permettere a un numero crescente di persone di vivere un'esperienza straordinaria al di fuori del contesto agonistico.
Nel corso dell'incontro è stato ricordato il bilancio della stagione: 26 appuntamenti e circa 700 partecipanti tra giugno e settembre.
Accanto agli italiani, sono arrivati nuotatori dall'estero, tra cui australiani, russi, argentini, brasiliani e statunitensi. Un'esperienza che, come è emerso dalle testimonianze degli organizzatori, tra cui Giuseppe Gangemi e Alfredo Laganà presenti in sala, assume significati diversi per ciascun partecipante.
Gangemi ha rivelato che tra i traversanti “c'è chi desidera superare la paura del mare, chi vuole mettersi alla prova dopo una malattia, chi dedica la traversata a una persona cara e chi sceglie di condividere il percorso con un familiare”.
Tra le storie più emozionanti per Laganà quella di un traversante di 90 anni che ha affrontato lo Stretto a dorso, con le pinne, dimostrando come lo sport possa continuare a essere una fonte di stimolo e benessere anche in età avanzata.
Un'esperienza che sintetizza lo spirito della manifestazione: il mare come luogo di scoperta, sfida personale e condivisione, capace di mettere in relazione persone provenienti da contesti e generazioni differenti e offrire un’esperienza gestita con una rigorosa organizzazione, attenta alla sicurezza e al rispetto dell'ambiente marino, con il coordinamento delle autorità competenti, il supporto sanitario e il monitoraggio delle attività in acqua, come è emerso dalle appassionate immagini realizzate dal giovanissimo producer Andrea Frisina.
Il cinema come occasione per emozionarsi e riflettere
Sei storie, tra cortometraggi e mediometraggi, per esplorare il rapporto tra l’uomo e il mare, attraversando paesaggi, imprese sportive e vicende umane. La selezione cinematografica dell’Ocean Film Festival World Tour ha accompagnato il pubblico in un viaggio che va oltre la dimensione sportiva e naturalistica, aprendo uno sguardo sui contesti sociali e culturali in cui queste esperienze prendono forma.
Storie diverse, accomunate dalla capacità di mostrare come il rapporto con la natura non sia mai soltanto una questione di paesaggi o imprese individuali, ma coinvolga identità, relazioni e responsabilità condivise.
L'arrivo del festival a Catanzaro ha unito, in un'unica serata, divulgazione scientifica, testimonianze del territorio, cultura e sport, momenti d’intrattenimento e gioco con gli ospiti del pubblico, confermando il potenziale delle iniziative culturali nel rafforzare il legame tra la comunità e il patrimonio naturale calabrese.
Un messaggio che va oltre la proiezione cinematografica: conoscere il mare è il primo passo per imparare ad amarlo e proteggerlo. E creare occasioni per incontrarsi, ascoltarsi e condividere esperienze significa costruire una comunità più consapevole, capace di riconoscere nel mare non soltanto una risorsa ambientale e bene comune da preservare per le generazioni future, ma anche una possibilità di creare luoghi di socializzazione per persone di tutte le età.

